144 5.1. Da una costola di Pietro L’attività nota di Giacomo di Nicola, “cresciuto all’ombra di Pietro di Domenico” 1 , prende avvio con opere databili (ma non datate) al terzo decennio del Quattrocento: le Storie di sant’Elpidio del Musée des Arts Décoratifs di Parigi, provenienti da Sant’Elpidio a Mare e pro- babilmente non lontane dalla data di consacrazione della chiesa, 1424 2 , e gli affreschi dell’oratorio di Santa Monica a Fermo, eseguiti in col- laborazione con Pietro poco dopo il 1425, data di compimento del- la costruzione dell’edificio 3 . Il pittore sembra però assente dalle car- te prima degli anni trenta. Il 26 settembre 1434 “Iacobus Nicole Bi- nelli de Racaneto” (apprendiamo così il nome non comune del nonno paterno) vende una casa 4 ; il 1° luglio 1436 rilascia quietanza al suo- cero per la dote della moglie Maria e la prende in sposa, presente co- me testimone il collega Domenico di Paolo 5 ; il giorno seguente Pe- truccia vedova di Nicola di Binello, presumibilmente la madre di Gia- como, ratifica la parte dell’atto precedente in cui il pittore obbligava i suoi beni, e quest’ultimo documento risulta stilato in casa di Gia- como, presso la strada grande del Comune 6 . Si afferma in genere che Giacomo sia morto poco dopo il 1466, an- no cui vien fatto risalire il suo testamento 7 sulla base dell’errata in- terpretazione di un documento pubblicato nell’Ottocento da Giu- seppe Antonio Vogel. Lo studioso alsaziano scriveva che nel 1466 la chiesa di Loreto si arricchì di due benefici, uno dei quali, quello di Santa Maria, fondato “a Jacobo Nicolai pictore Recanatensi, ut illa ferebat aetas, insigni” e menzionato poche pagine prima sot- to la data 4 gennaio 1461 8 . Con lettera del 27 agosto 1466, della qua- le il Vogel pubblica il testo integrale, il beneficio fu istituito e con- ferito dal vescovo Niccolò delle Aste al canonico Antonio di Pietro Spene. Questi in sintesi i fatti narrati nella lettera: il defunto “ma- gister Iacobus Nicole pictor de Racaneto” nel suo ultimo testamento, di mano del notaio Tommaso di ser Gabriele, aveva nominato ere- de universale il figlio Pierantonio; se questi fosse morto in età pu- pillare o senza figli, con i suoi beni si sarebbe dovuto istituire il be- neficio suddetto, da concedere a don Antonio di Pietro Spene e, do- po la sua morte, a sacerdoti scelti dalla confraternita di Santa Lucia di Recanati; ora, essendo morto pochi giorni prima Pierantonio in età pupillare, il vescovo procede ad erigere canonicamente il bene- ficio e a conferirlo secondo le volontà del testatore 9 . L’atto fu sanci- to pure da un rogito notarile di identico contenuto (nel quale si leg- ge in più che il canonico era folignate) 10 . Da quanto detto risulta evidente, come già capì Irnerio Patrizi 11 , che Giacomo era già mor- to il 27 agosto 1466, data che va considerata niente più che un an- te quem. Il post quem è invece il 4 gennaio 1461, data verosimile del suo ultimo testamento, oggi irreperibile. La forbice si può ora stringere notevolmente grazie ad altri rogiti. Il pittore era in vita il 18 aprile 1463, quando il vescovo gli rilascia quietanza per 10 du- cati, dovuti in forza di un lascito di un suo parente quasi omoni- mo, Giacomo di Nicola Gotii. Il defunto aveva destinato la somma all’acquisto di un calice, ma, poiché la chiesa non aveva bisogno di un calice e perdipiù quel denaro avrebbe permesso di acquistarne uno di poco valore, il delle Aste preferì scalare quella cifra dal com- penso dovuto a Giacomo per aver dipinto “in cappella superiori infrascriptas pulcras et formosas figuras, videlicet figuram sanc- te et gloriosissime semper virginis Marie cum eius Filio Christo Yhesu Domino nostro et figuram beati Iohannis Baptiste et glo- riosissimi beati Hieronimi cum angelis et aliis ornamentis, ut in dicto loco in evidenti apparet 12 . Potrebbe trattarsi delle pittu- re dell’altare che il vescovo aveva eretto e dotato il 3 dicembre 1459 in medio confessionis videlicet in parte superiori dicte confes- sionis sub vocabulo Gloriosissime Virginis Marie et Sancti Iohannis Baptiste et Sancti Hieronami 13 . In alternativa, si può pensare al grande polittico che il vescovo aveva commissionato al legnaiolo Pie- ro d’Andrea da Castelfidardo ed al nostro pittore il 9 aprile 1441 14 e dal quale proviene la Madonna dell’Umiltà del Museo Diocesano di Recanati datata 1443 e firmata: ai lati di questa, nella ricostru- zione del Bisogni, stavano appunto San Giovanni battista e San Girolamo (Bologna, Pinacoteca Nazionale), mentre nei pannelli più esterni figuravano San Flaviano (collezione privata) e San Vi- to (ubicazione sconosciuta, frammentario), nella cuspide centrale la Crocifissione (Pesaro, Fondazione Cassa di Risparmio) e nella pre- della Storie di san Flaviano (le uniche due note sono ad Avigno- ne, Musée du Petit Palais) (fig. 1) 15 . Nella quietanza del 1463 Giacomo è assente, rappresentato dal no- taio: era forse ammalato? Di certo sappiamo che poco più d’un an- no dopo era morto: il 9 luglio 1464 la sua vedova Maria, come ma- dre e tutrice di Pierantonio, dichiara di volersi risposare e render conto della gestione della tutela e chiede perciò che si provveda il figlio di un nuovo tutore. La vedova elegge a quest’incarico il ca- nonico di cui si è detto sopra, don Antonio di Pietro Spene, che sco- priamo essere uno zio (avunculus) di Pierantonio. La nomina è approvata dai due parenti più prossimi del pupillo, Vito e France- sco d’Antonio di Binello, e dalle due autorità religiosa e civile, sen- tito il parere anche di “Monaldo Iacobi pictore” discepolo del de- funto Giacomo 16 , un pittore documentato a Recanati almeno tra 1451 e 1466 17 e che nel 1463 dipingeva stemmi a Macerata 18 . Tra i documenti riguardanti Giacomo pochi altri meritano segnalazio- ne. Il 30 gennaio 1446 rilasciò quietanza a ser Filippo delle Aste da Forlì, nipote e procuratore del vescovo Niccolò, per i 14 ducati che gli erano dovuti “pro pictura et oratura tabernaculi Sacratissi- 5. Giacomo di Nicola da Recanati Matteo Mazzalupi