SeRena di nepi Un’anticipazione del ghetto? Modelli di conversione e strategie di proselitismo nel Libellus del 1513 1 Nel 1513, due frati camaldolesi di origine veneziana, Paolo Giustiniani (al se- colo tommaso, 1476-1528) e Pietro Querini (al secolo Vincenzo, 1479-1514), indi- rizzarono pubblicamente una lettera a Leone X de’ Medici, il papa appena eletto. il Libellus ad Leonem X – questo il titolo dell’appello – rappresenta uno dei testi più si- gnificativi del primo Cinquecento. Non a caso, storici del calibro di Adriano Propseri e Paolo Prodi, per citare i nomi più noti, hanno riconosciuto nella sua trattatazione alcune delle premesse ideologiche dei progetti di riforma cattolica formulati più tar- di dal Concilio di trento. 2 Negli ultimi anni, lavori recenti si sono soffermati sulle proposte innovative presentate nel Libellus, mettendo in luce la rilevanza tanto dei problemi discussi quanto dei suggerimenti formulati per risolverli. 3 il testo propone un programma puntuale di rinnovamento organizzativo e spirituale, che si sviluppa attraverso la lucida presentazione di alcune delle questioni più importanti nel dibat- tito del tempo: dall’ignoranza del clero all’urgenza di una battaglia per sradicare superstizioni e pratiche magiche, dalla rigenerazione degli ordini monastici e della Chiesa tutta alla supremazia del papa sul Concilio e all’evangelizzazione dei popoli, l’opera dei due monaci non tralascia nessuna materia scottante. 1 Questa ricerca è stata portata avanti nell’ambito dei lavori dell’unità Roma-Sapienza del progetto FiRB 2008 RBFR08UX26_002 Oltre la “guerra santa”. La gestione del conflitto e il superamento dei confini culturali tra mondo cristiano e mondo islamico dal Mediterraneo agli spazi extra-europei: mediazioni, trasmissioni, conversioni (sec. XV-XIX) – coordinatore nazionale: Giuseppe Marcocci 2 Per questa interpretazione, ormai comunemente accettata dagli studiosi, vedi: adRiano pRo- SpeRi, Intellettuali e Chiesa all’inizio dell’età moderna, in Storia d’Italia. Annali 4: Intellettuali e potere, a cura di C. Vivanti, Einaudi, torino 1981, pp. 159-252, in partic. pp. 177-252. Dello stesso autore, vedi anche: Il Concilio di Trento. Un’introduzione storica, Einaudi, torino 2001, pp 18-20 e pp. 70-80; paolo pRodi, Il paradigma tridentino. Un’epoca della storia della Chiesa, Morcellia- na, Brescia 2010, in particolare pp. 70-85 e l’introduzione a Pluralism and Identity Formation in the Catholic World: from the ‘Libellus ad Leonem X’ (1513) to the Council of Trent, eds. B. Roest e M. G. Muzzarelli, in Franciscan Studies, 71, 2013, pp. 1-5. 3 Negli ultimi anni, il Libellus è stato al centro di un rinnovato interesse storiograico a livello internazionale. Oltre ai lavori di Adriano Prosperi già citati, vedi almeno: Stephen D. BoWd, Reform before the Reformation. Vincenzo Querini and the Religious Renaissance in Italy, Brill, Leiden 2002; GiuSeppe alBeRigo, Sul ‘Libellus ad Leonem X’ degli eremiti camaldolesi Vincenzo Querini e Tommaso Giustiniani, in Humanisme et Église en Italie et en France méridionale: XVe. siècle-milieu du XVI. siècle, éd. Patrick Gilli, École Française de Rome, Rome 2004, pp. 349-359; e, ora, i saggi raccolti in Pluralism and Identity Formation in the Catholic World cit. Conversos, marrani e nuove comunità.indd 93 13/04/15 14.00