MapPapers - 18 Pag. 8 non a tutti- che qualsiasi novità positiva non possa che arrivare dallo sviluppo di un’idea sostenibile di archeologia, applicabile a tutte le ramiicazioni di un sistema complesso: dal ripensare la formazione all’organizzare la ricerca, dal ricostruire la tutela al proteggere la professione. Per cominciare, bastereb- be smetterla di identiicare lo sviluppo dellȇarcheolo- gia con la crescita continua della disciplina scientiica e spezzare questo crescente ottimismo scientista che appare più che mai anacronistico in un paese in cui lo svuotamento dei corsi di laurea umanistici dovrebbe rappresentare più che una spia di allarme. Oltre il 3D In questo quadro, ad apparire fortemente insoste- nibile è anche la comunicazione archeologica, domi- nata da una iducia sconinata nelle possibilità degli strumenti tecnici, che si è andata radicando tanto facilmente quanto rapidamente nella mancanza di una cultura della divulgazione archeologica. Basti pensare a quell’’orgia di 3D’ che si è consumata negli ultimi anni, in cui sembrava che bastasse portare un modello più preciso, più bello, più spettacolare, più interattivo per essere considerati dei comunicatori. Se fortunatamente questa stagione è ormai in gran parte alle spalle, il 3D è rimasto quasi un sinonimo di comunicazione archeologica, sarà perché tecnica- mente propone una soluzione al problema di misu- rare e ricreare oggetti e di dare loro una forma per- fetta e realistica, sarà per la capacità di far interagire con oggetti, seppur virtuali. Chi non desidererebbe uno strumento in grado di gestire ricostruzione e in- terazione? La facile disponibilità di queste tecnologie ha prodot- to in tutti noi il mito di una comunicazione archeolo- gica semplice e tutto sommato banale, in cui la com- puter graica 3D è stata identiicata come il linguaggio più adatto ino a divenire assolutamente dominante. Un linguaggio che però è utilizzato prevalentemente per portare lo stesso messaggio: da un lato analisi, accuratezza, precisione, documentazione, dall’altro ricostruzione, integrazione, ripristino. E’ come se la iducia assoluta e a tratti puerile nei confronti di quella che è soltanto una soluzione tecnologica (la computer graica), abbia fatto scendere in secondo piano, o forse dimenticare totalmente, l’importanza di concetti quali soggetto, sceneggiatura, contenuti, o in una parola più semplice e meno tecnica, idee. Credere che realizzare un modello tridimensionale - un rilievo o una ricostruzione a questo punto conta davvero poco - sia di per sé un atto di comunicazione sarebbe come identiicare il valore di un ilm dalla perfezione delle sue scenograie. Perché a chi usa la 3d computer graphic per professione è chiaro da sem- pre quello che all’archeologo che si professa ‘virtuale’ ancora sfugge: non esiste un 3D per i beni culturali o per la ricostruzione dei monumenti. Esistono solo strumenti per la modellazione e per l’animazione di- gitale. Tecnologie, linguaggi e creatività per una comunicazione archeologica sostenibile Giuliano De Felice Laboratorio di Archeologia Digitale - Università di Foggia Keywords: comunicazione, divulgazione, valoriz- zazione, sostenibilità Abstract Like in every research ield, nowadays one cannot ima- gine any archaeological activity without the support of digital technologies: even in the ield of communication their role is wide and unquestioned. But what happens, if we move our focus from tools to content? To make ar- chaeology fully understandable to a wide audience, we have to work on languages. To make archaeology inte- resting, we need to create a story. And, to make archae- ology sustainable, we need a strategy, in communication too. Diicile immaginare oggi qualsiasi attività archeo- logica senza il sostegno delle tecnologie digitali. Su questo non possiamo che essere tutti d’accordo. Che si tratti di lavoro sul campo o di attività di laboratorio, di operazioni di analisi dei dati o di processi di sinte- si e ricostruzione, se oggi l’archeologia si sente più che mai scienza è anche a causa di quella solida base tecnologica, che supporta e permette lo svolgimento del lavoro in tutte le sue fasi. Certo, si lamenta ancora una piena integrazione fra strumenti e metodologia, ma è evidente che il processo di convergenza è ormai irreversibile. E naturalmente rischio di dire un’altra ovvietà ricor- dando quanto le tecnologie digitali svolgano un ruolo da protagoniste anche nel campo della comunicazio- ne. Anzi, si potrebbe dire che esista oggi un nesso tautologico fra comunicazione e tecnologie digitali, a sottolineare una vera e propria simbiosi perfetta. Negli ultimi tempi, tuttavia, è l’intera archeologia a vivere un momento di indubbia diicoltà, i cui ter- mini principali sono tutti nella diicoltà a rinnovarsi. Quello che dovrebbe essere un circolo virtuoso fra i vari attori, siano essi studenti, ricercatori, addetti alla tutela, professionisti, imprenditori, volontari, appare piuttosto come un meccanismo arrugginito e peren- nemente prossimo al collasso. E in questa necessità di rinnovamento è evidente a molti -ma purtroppo