87 Cibo, linguistica e retorica: modelli di analisi a confronto tra gustemi e word design Maria Catricalà «Dans l’univers il y a un million, peut -être, de choses, qui, pour être connues, demanderaient en vous un million d’organes tous diffèrent. ... Mais si je voulais expliquer ce que je perçois par les sens qui vous manquent, vous vous le représenteriez comme quelque chose qui peut être ouï, vu, touché, fleuré et savouré et ce n’est rien cependant de tout cela». (Cyrano de Bergerac, Histoire comique contenant les états et empires de la Lune, 1649) Su parole e sapori: una premessa Quali siano i sapori che, dal țȐȜȜȚıIJȠȞ ȐȡIJȠȞ ‘eccellente pane’ di Atene e dai IJȑȝαχȠȚ ‘tranci in salamoia’ di tante prelibatezze come il pescespada (ȟȚφίαȢ) di Bisanzio, l’orata (χȡȪıȠφȡυȢ) di Efeso e lo storione (ȑȜȠφ) di Siracusa, siano potuti arrivare a quelli dei nostri surgelati quotidiani è difficile da verificare. Il filo di olio con cui venivano elaborati e che era elogiato da Archestrato di Gela (Olson-Sens 2000), infatti, ha continuato a condire per più di due millenni file e file di piatti e pietanze dell’intera area del Mediterraneo e oltre, e a caratterizzare una lunga tradizione di differenti saperi gastronomici. È certo, invece, che il lungo filo del discorso che parallelamente si è dipanato intorno al cibo ha contribuito a costruire un capitolo fondamentale della nostra cultura e ad arricchire uno degli ambiti lessicali più creativi e originali fra quelli tecnici. I motivi di tale peculiarità sono facilmente comprensibili se si considera quanto siano eterogenei gli aspetti che si interconnettono con il singolo nome di ogni alimento e gravitano intorno al suo significato. Come evidenziato da Domenico Silvestri (200λ) si tratta di una “ellisse cognitiva” che, dal polo delle questioni prettamente linguistiche (etimologia, morfologia, immagine del prodotto) e da quello opposto, relativo all’aspetto reale, si dispone a raggiera comprendendo molteplici fattori, da quelli psicologici a quelli gastronomici, da quelli sociologici a quelli tecnologici, da quelli antropologici e religiosi a quelli economici o medico-dietetici. Non a caso, i gastronomi non sono stati relegati nelle cucine o nella trattatistica specializzata, ma hanno farcito in maniera pervasiva la comunicazione delle più diverse epoche e forme. Ne è una riprova che nella