Convegno annuale Associazione Italiana di Comunicazione Politica - Catania, 11-13 Dicembre 2014 L’EUROPA NELLA COMUNICAZIONE DEI PARTITI SU TWITTER ALLE EUROPEE 2014 Cristopher Cepernich Università degli Studi di Torino cristopher.cepernich@unito.it Twitter: @Cepernich Il paper è stato successivamente pubblicato come capitolo in M. Belluati, P. Caraffini (a cura di), L’Unione Europea tra istituzioni e opinione pubblica, Carocci, Roma, 2015 Si nutrono aspettative elevate circa l’impiego dei social network nelle campagne elettorali. D’altra parte, le elezioni Politiche 2013 hanno rappresentato un punto di svolta in questo senso, registrandone la centralità anche in Italia (Antenore, Di Giammaria, Gennaro, 2013; Bentivegna e Marchetti, 2014; Boccia Artieri, 2013; Cepernich, 2014; Legnante et al., 2013). È ormai assodato che le piattaforme social abbiano assunto una funzione strategica nodale all’interno dei dispositivi di comunicazione dei partiti. A maggior ragione nel contesto di massimo spiegamento delle risorse comunicative, cioè la campagna elettorale. Tuttavia non è chiaro quanto, e in che modo, le pratiche di utilizzo di questi media – sovente orientate soltanto alla produzione di flussi di contenuto di tipo generalista – siano efficaci rispetto agli obiettivi prefissi. Né quale valore aggiunto essi possano apportare alle strategie complessive di campagna. Soprattutto, però, non è chiaro quanto e come queste piattaforme, ognuna con le proprie specificità, impattino sulla definizione delle agende, politica e mediale. Sulla scorta di tale premessa, questo contributo intende analizzare il flusso comunicativo prodotto dai partiti alle elezioni per il Parlamento Europeo del 25 maggio 2014 su Twitter per verificare quanto e come l’Europa e le issues europee fossero presenti nella comunicazione social dei partiti italiani. Presupposto fondamentale dell’indagine, infatti, è che i social costituiscano una risorsa per la disintermediazione della loro comunicazione elettorale: da un lato, tanto attraverso la comunicazione diretta con l’elettorato di riferimento compreso nel network, quanto attraverso la reintermediazione di secondo livello operata dagli influencers nel web; dall’altro, attraverso Twitter come un canale privilegiato di relazione per la reciproca influenza tra politici e giornalisti, che consente un efficace, perché veloce e diretta, soluzione di promozione dell’offerta politica agli apparati informativi. Si è qui inteso, dunque, verificare come e in quale misura i partiti abbiano sfruttato, se lo hanno fatto, le potenzialità di Twitter come succedaneo d’attività di ufficio stampa per posizionarsi nel dibattito elettorale sui temi europei. Una ricca letteratura, infatti, attesta come l’Unione Europea e le issues comunitarie fatichino a guadagnare visibilità sui media, soprattutto non portata attraverso retoriche negative e inquadrata in un framing anticomunitario. Ciò ottiene l’effetto di limitare la presenza dei temi europei nel dibattito pubblico, ma nel peggiore dei casi anche di alimentare umori euroscettici o di sfiducia generale verso le istituzioni sovranazionali (de Vreese et al., 2006; Maier e Tenscher, 2006; Norris, 2000; Roncarolo, 2000). Questa evidenza, che pare trovare supporto con dati empirici più per quanto riguarda il coverage informativo televisivo che per quello della carta stampata (Belluati e Bobba, 2009; Marletti e Mouchon, 2005), è stata spiegata sulla base di carenze nella comunicazione istituzionale (Belluati, 2009; Golding, 2007), di più o meno oggettivi ostacoli alla notiziabilità legati alle routines di produzione della notizia (Cornia, 2010; Lecheler, 2008; Pfetsch, Adam e Eschner, 2008; Raeymaeckers, Cosijn e Depez, 2007; Statham, 2008), ma anche dalla «mancanza di volontà dei partiti di svolgere le elezioni per il Parlamento Europeo sulla base delle issues europee» (Norris, 2000, p. 185). Alla fine, quali che siano le ragioni di un sostanziale deficit informativo diffuso sull’Europa, Reif e Schmitt (1980), nell’attribuire alle consultazioni sovranazionali l’etichetta di «second order election» rimarcano come i media – non meno dei politici e degli elettori – siano portati a riconoscere alle Europee un’importanza minore rispetto alle consultazioni politiche nazionali. Ecco allora l’ipotesi alla base di questo lavoro: studiare se e in quale modo la comunicazione elettorale dei partiti abbia inteso supplire, per la parte che le compete, alle croniche difficoltà di notiziazione sull’Europa bypassando, per quanto possibile, i media tradizionali attraverso il ricorso strategico ai social media. O comunque di “europeizzarne” l’agenda attraverso l’impiego del capitale relazionale offerto da Twitter. In