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Rivista di estetica, n.s., 22 (1 / 2003), XLIII, pp. 184-243 © Rosenberg & Sellier
varia
Carmelo Calì
PERCEZIONE E QUALITÀ GESTALTICHE.
SAGGIO SULLA SCUOLA DI BRENTANO
1. Introduzione
Questo saggio è articolato in due parti, dedicate rispettivamente alla Psicologia dal
punto di vista empirico del 1874 di Brentano e agli studi di von Ehrenfels, Stumpf e
Husserl, nei quali è possibile riscontrare l’elaborazione di nozioni, quali quella di qua-
lità gestaltica, legge analitica dell’esperienza e momento figurale, che rivestiranno un’im-
portanza notevole per la psicologia dei primi decenni del Novecento. Nella prima parte,
espongo la teoria del riferimento percettivo, sostenuta da Brentano nella Psicologia del
1874, alla luce della teoria del riferimento intenzionale e di un’interpretazione epistemica
della natura dei fenomeni fisici e della credenza associata alla percezione esterna. Quindi,
mi propongo di ricostruire, in questa prospettiva, la complessa trama di rapporti che
Brentano istituisce tra psicologia, psicofisica, fisiologia e scienze naturali, quali la fisica,
in ragione del progetto di fondazione della psicologia scientifica, proposto nel 1874. La
formulazione di tale progetto implicava anche un confronto con la psicologia speri-
mentale del tempo, alla quale Brentano contesta l’inadeguatezza epistemologica della
nozione di sensazione e del metodo dell’introspezione. Per queste ragioni, pongo a
confronto le tesi di Brentano con quelle di von Helmholtz, Wundt e Fechner, nel tenta-
tivo di dimostrarne il netto distacco dalla teoria empirista standard della percezione, che
per molti aspetti è stata trasposta nella teoria classica della psicologia sperimentale di
fine Ottocento. La peculiarità di Brentano mi sembra risiedere nell’impostazione
fenomenologica e morfologica della psicologia, che tuttavia non esclude l’integrazione
della ricerca da parte delle ricerche fisiologiche e psicofisiche. È questa un’impostazione
che, per quanto risenta nella sua formulazione specifica del clima culturale dell’epoca,
rimane di grande interesse anche per le questioni attualmente dibattute dalla filosofia
della mente e dalla psicologia contemporanee.
Dedico, quindi, un paragrafo alla chiarificazione delle leggi morfologiche enunciate
da Brentano nei termini di una teoria dell’intero e delle parti, le cui applicazioni posso-
no rientrare nel campo della psicologia, della metafisica o della teoria della conoscenza.
La seconda parte è dedicata allo studio di von Ehrenfels sulle qualità gestaltiche, alla
formulazione di leggi analitiche dell’esperienza, che descrivono vincoli strutturali nel-
l’organizzazione del materiale sensibile, da parte di Stumpf, e alla parte della Filosofia
dell’aritmetica di Husserl, nella quale si elabora la nozione di momento figurale. Tra i
molti aspetti che sarebbe stato possibile selezionare per uno studio sulla cosiddetta
Brentano Schule, ho preferito evidenziare quelli che hanno contribuito alla formula-
zione delle tesi della Gestaltpsychologie.
È ormai noto che le lezioni di von Ehrenfels all’Università di Praga furono seguite da
Wertheimer e Koffka e che Stumpf fu il maestro dei tre esponenti della scuola di Berli-
no, mentre l’interpretazione delle tesi di von Ehrenfels proposta da Meinong sarà es-
senziale per la scuola di Graz.
Nella seconda parte del saggio, mi propongo dunque di evidenziare la matrice
fenomenologica, comune agli allievi di Brentano e agli esponenti della Gestalt-
psychologie, tentando di chiarirne le componenti a mio avviso essenziali: l’esigenza
descrittiva, che richiede l’individuazione di unità d’analisi fenomeniche specifiche del-
l’esperienza percettiva, diverse da quelle della teoria classica della psicologia sperimen-
tale; la consapevolezza dell’esistenza di leggi strutturali, relative all’autonoma organiz-
zazione del materiale della percezione; la mereologia o teoria delle relazioni di
indipendenza e non indipendenza tra le parti, che definisce le condizioni di costituzio-
ne di una configurazione o di un intero, le cui proprietà siano irriducibili a quelle delle
singole parti.
2. Brentano
2.1 La teoria del riferimento percettivo
In questo paragrafo, mi occuperò di determinare a grandi linee la teoria del riferi-
mento percettivo, che emerge dalle pagine della Psicologia da un punto di vista empirico,
nonostante ciò comporti per certi versi un’inversione nell’esposizione, dal momento
che mi occuperò del contesto epistemologico, in cui Brentano propone il proprio pro-
getto di psicologia, e della definizione che ne dà, rispetto alle altre scienze, ai metodi e
alla delimitazione del campo d’indagine, solo dopo la ricostruzione della teoria della
percezione che ne è ricavabile. Tuttavia, credo che la discussione dei temi legati alla
percezione possa far risaltare il caratteristico modo di procedere e alcune nozioni chiave
di Brentano, che saranno utili per comprendere le ragioni delle scelte epistemologiche
compiute al momento della definizione dei caratteri della scienza psicologica.
Una vera e propria teoria della percezione non è elaborata nella Psicologia del 1874,
dal momento che del piano originariamente progettato Brentano pubblicò solo una
piccola parte, consistente in due volumi, dedicati alla descrizione del programma di
una psicologia empirica come scienza dei fenomeni psichici, all’interno di un clima
culturale che aveva abbandonato del tutto ogni tentativo di elaborazione di una psicolo-
gia filosofica e razionale, in favore di una psicologia scientifica. Di questo clima, Brentano
è ampiamente partecipe, con la sua convinzione che la psicologia è la scienza del futu-
ro, alla quale si accompagna la consapevolezza del suo carattere ancora in fieri. La
Psicologia dal punto di vista empirico non mirava ad essere un compendio sistematico
di psicologia, ma una fondazione epistemologica di una nuova psicologia scientifica,
condotta con metodo positivo e libera da presupposti metafisici, ma proprio per questa
ragione incline ad affrontare problemi di rilevanza anche filosofica più generale. L’im-
pronta epistemologica, relativa allo studio del metodo e dell’oggetto della psicologia, è
chiarissima nei primi due libri pubblicati, che costituiscono il primo volume attual-
mente edito della Psicologia dal punto di vista empirico, mentre il passaggio alla con-
creta ricerca empirica sarebbe dovuto essere ospitato nei volumi successivi, dedicati
all’individuazione delle leggi sulla genesi e la successione dei fenomeni psichici, tra cui
le presentazioni sensibili, vale a dire le sensazioni della cosiddetta percezione esterna, al
problema mente - corpo e alla questione dell’immortalità dell’anima. Tuttavia, a mio
avviso, è possibile ricavare dai primi due volumi dell’opera, se non una teoria della