Ricerca qualitativa, vulnerabilità e disastri. Note metodologiche Davide Olori 1. La Ricerca Qualitativa nella Disaster Research (DR) Quando parliamo di disastro naturale parliamo in realtà di disastro socio-naturale: è ormai impensabile, infatti, decontestualizzare i fe- nomeni della natura dal loro impatto sui complessi sociali. Prin- ce, che grazie al suo lavoro su Halifax è considerato antesignano del filone disciplinare delle scienze sociali applicate ai disastri, ave- va saputo inquadrare il problema già nel 1920. La sua tesi dotto- rale guidata da F. H. Giddings, rappresentava il primo studio vol- to all’analisi del fenomeno catastrofico a partire da una prospet- tiva socio-culturale. Come pertinentemente indicato dallo stesso titolo Catastrophe and Social Change, il tema centrale diventava per la prima volta il rapporto fra mutamento sociale e catastrofe (Ligi, 2009). Il lavoro di Prince su Alifax rappresenta una novità anche dal punto di vista metodologico: la portata della sua intuizione sul rapporto tra società e disastro, infatti, è almeno pari all’avanguar- dista scelta di condurre la ricerca con una presenza sul campo che dura parecchi mesi, con una strategia di raccolta dati che oggi sa- rebbe facilmente definita «etnografica». Opera anticipatrice quin- di, non solo per l’acutezza della definizione del disastro come fat- to sociale, ma per il coraggio di ammettere l’uso delle tecniche qua- litative in un contesto, quello delle scienze sociali statunitensi di ini- zio novecento, dove ancora queste faticavano a prendere piede. 1 Non è quindi un fattore secondario specificare la maniera in cui nasce l’approccio sociologico ai disastri e non è un caso che, per conoscere la specificità del momento eccezionale, lo studioso pre- tenda di stare nel processo. Se la sequenza è teoria, epistemologia