Luca Lorenzetti / Giancarlo Schirru (Università di Cassino) Sulla conservazione di /k/ nel latino d’Africa 1. La mancata palatalizzazione di /ke/, /ki/ nel latino tardo africano In questa comunicazione intendiamo valorizzare una serie di testimonianze epigraiche note da tempo agli specialisti di archeologia cristiana, facendole interagire con dati e ipotesi di provenienza diversa, anch’essi ben noti, per parte loro, ai linguisti che si occupano della transizione dal latino alle lingue romanze. L’obiettivo è quello di contribuire a far luce su uno dei processi fonetici più dibattuti di quella transizione: il trattamento delle consonanti velari seguite da vocale anteriore, in particolare per quel che riguarda il latino tardo e il neolatino d’Africa. 1 La mancata palatalizzazione delle velari di fronte a vocale anteriore nel latino tardo africano è stata inora sostenuta sulla base di due argomenti. Il primo è basato sulla presenza della medesima caratteristica nel sardo logudorese, che si accompagna a un medesimo sviluppo del vocalismo e ad alcune isoglosse lessicali: 2 l’argomento è però, preso singolarmente, poco eficace, dal momento che la presenza di isoglosse innovative comuni non è di per sé prova per sostenere l’esistenza di una conservazione comune. Un secondo argomento si basa sulla fonologia degli imprestiti latini in berbero, tema su cui si sono avvicendati molti e autorevoli studi. In berbero si hanno, ad esempio, le forme i-kīkər ‹cece› < lat. CiCer; tkilsit ‹gelso› < lat. (morus) Celsa; takir ‹cera› < lat. cēra. 3 Anche questo fatto non sembra però da solo risolvere la questione. Tralasciamo di inoltrarci in problemi di fonologia del berbero, che pure pongono alcuni dubbi. 4 Va soprattutto considerato che in molte delle lingue che sono state a contatto con varietà del latino in dal suo periodo classico non mancano latinismi che testimoniano una velare intatta, evidentemente accolti prima che, 1 La concezione e la stesura del lavoro sono unitarie e frutto della stretta collaborazione fra gli autori. Ai soli ini di attribuzione formale, la responsabilità dei §§ 1- 3 è di Giancarlo Schirru, quella dei §§ 4-5 è di Luca Lorenzetti. Si ringraziano per le osservazioni e i suggerimenti Daniele Baglioni, Giorgio Banti, Alessandro De Angelis, Rosanna Sornicola, Alberto Varvaro. 2 I tratti congiuntivi tra sardo e latino africano sono stati evidenziati soprattutto in Terracini (1936); per una sintesi aggiornata cfr. Lorenzetti / Schirru (2010: 304-305). 3 Sulla questione vd. soprattutto Schuchardt (1918); Wagner (1936; 1951; 1952); Tagliavini (1982); Fanciullo (1992); Brugnatelli (1999) e la bibliograia ivi citata. 4 Vd. ad esempio i pareri espressi in Durand (1998: 41-47); Kossmann (1999: 137-218). Bereitgestellt von | De Gruyter / TCS Angemeldet Heruntergeladen am | 06.07.15 13:47