333 POLITICA DEL DIRITTO / a. XLIII, n. 2-3, giugno-settembre 2012 Sommario: 1. Introduzione. - 2. Le libertà degli stranieri. - 3. Il diritto d’asilo e la detenzione (umanitaria) degli stranieri. - 4. Le libertà degli stranieri alla prova del diritto internazionale dei diritti umani. - 4.1. L’Human Rights Commit- tee e i tentativi di imbrigliare la prerogativa sovrana. - 4.2. L’European Court of Human Rights e la legittimazione della detenzione per mera convenienza amministrativa. - 5. Il diritto dell’Unione europea e la doppia logica della si- curezza. - 6. Conclusioni. 1. Introduzione Negli ultimi decenni, almeno a partire dagli anni ’70 del secolo scorso, i principali paesi occidentali hanno manifestato una spiccata tendenza a ricorrere allo strumento della detenzione degli straneri nel quadro delle politiche di controllo delle migra- zioni. Tale peculiare forma di detenzione è in genere di natura amministrativa ed applicata a discrezione dell’autorità di pubblica sicurezza, o della polizia di frontiera, senza necessità di forma- lizzare un’imputazione penale. Essa riguarda soggetti accomunati dal solo fatto di essere privi di un’autorizzazione ad entrare o rimanere sul territorio dello Stato. Soggetti che a seconda dei contesti sono definiti come «illegali», «irregolari», «clandestini», «undocumented», «sans papiers», eccetera, ma che in ogni caso si trovano esposti al rischio di subire un provvedimento restrittivo della loro libertà personale senza aver commesso alcun reato, «per LE LIBERTÀ DEGLI STRANIERI. LA DETENZIONE AMMINISTRATIVA NEL DIRITTO INTERNAZIONALE E DELL’UNIONE EUROPEA* di Giuseppe Campesi * Il presente lavoro è frutto delle ricerche svolte nell’ambito del progetto «Osservatorio sulla detenzione amministrativa dei migranti e dei richiedenti asilo in Puglia», finanziato nel 2012 dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Puglia.