Gruppo Nazionale di Geofisica della Terra Solida Atti del 16° Convegno Nazionale Roma, 11 - 13 novembre 1997 08.13 ESPOSITO E. (1) , PORFIDO S. (1) , TRANFAGLIA G. (2) e AVINO R. (3) (1) Consiglio Nazionale delle Ricerche - GNDT - Napoli (2) Servizio Idrografico e Mareografico Nazionale - Compartimento di Napoli (3) Dipartimento di Geofisica e Vulcanologia - Università Federico II di Napoli EFFETTI IDROLOGICI ASSOCIATI CON I TERREMOTI DELL'APPENNINO MERIDIONALE RIASSUNTO Notizie di variazioni idrologiche, come aumento o diminuzione delle portate delle sorgenti o dei fiumi, innalzamento o abbassamento dei livelli dei pozzi, associate ad eventi sismici sono note almeno da 2000 anni; solo negli ultimi decenni tali variazioni sono state associate alle caratteristiche della sorgente sismica. In questo lavoro sono state analizzate le variazioni idrologiche causate dai terremoti del 26 luglio 1805 e 23 novembre 1980, in relazione all’assetto strutturale e sismotettonico. Tali fenomeni sono stati prima confrontati con il campo macrosismico e poi parametrizzati al fine di ricavare relazioni empiriche tra le dimensioni dell'evento e le caratteristiche delle variazioni idrologiche. HYDROLOGICAL EFFECTS ASSOCIATED TO EARTHQUAKES OF SOUTHERN APENNINES ABSTRACT Information on hydrological changes - such as increase or decrease of spring and river flows, the rising or lowering of water level in wells, associated with seismic events, has been widely known for at least 2000 years. Only in the last two decades such variations have been related to the characteristics of seismic sources. In this work the hydrological variations caused by the earthquakes of July 26, 1805 and November 23, 1980 have been analyzed in relationship with the structural and seismotectonic features. Such phenomena have been compared at first with macroseismic field and subsequently transformed in parameters, in order to derive empirical relationships between the dimensions of the event and the characteristics of the hydrological variations. SISMICITÀ DELL’APPENNINO MERIDIONALE L’area in esame interessa gran parte dell’Appennino meridionale, estendendosi dal Molise alla Basilicata. La sismicità di questo settore dell’Appennino è caratterizzata da forti eventi sismici, con intensità anche maggiore del X grado MCS, con aree epicentrali sia nella regione molisana, che in quella campano-lucana; nella tabella 1 sono riportati gli eventi più significativi (VIII≤I≤XI MCS), a partire dal IV secolo. Il terremoto del 26 luglio 1805 e il terremoto del 23 novembre 1980 sono avvenuti all’interno di una fascia sismicamente attiva che si estende dall’Abruzzo meridionale alla Basilicata. Tale regione è caratterizzata da una complessa struttura sismotettonica, sepolta da potenti coltri alloctone che costituiscono l’area di catena (Patacca e Scandone, 1987). Attualmente gli studi individuano regimi di distensione recente con meccanismi di rottura di tipo dip-slip e subordinatamente strike-slip. Sulla base di parametri geologici, strutturali e geofisici, la fascia sismogenetica è stata suddivisa da vari autori in zone o aree sismogenetiche (Scandone et al.,1990; Mayer-Rosa et al., 1991; Alessio et al., 1995; GNDT-CNR, 1997). Il terremoto del 1805 ricade nella zona sismogenetica molisana, caratterizzata nel passato da terremoti ad elevata intensità (I ‡X MCS) come quelli del 346, 848 e del dicembre 1456. Attualmente la zona è interessata da attività a swarm a bassa magnitudo come la sequenza di Isernia del gennaio 1986,