1 Il formato tecnico tra testo e pratica. Appunti per una retorica intermediale. Enzo D’Armenio (Università di Bologna, enzo.darmenio2@unibo.it) Intervento presentato al XLIII Convegno AISS (Associazione Italiana Studi Semiotici): Nuove forme d’interazione: dal web al mobile, Bologna, 25-27 settembre 2015. Abstract Nell’attuale situazione di sovrapposizione tra le cornici mediali (Krauss 1999), nonostante le forme discorsive abbiano perso la loro specificità e diventino sempre più ibride (Manovich 2006), è paradossalmente diventato più importante l’ancoraggio a degli specifici dispositivi di cattura audiovisiva e a delle specifiche procedure di produzione. La tesi che intendo sostenere è che nell’attuale situazione di sovrapposizione tra i media, lo scarto tra la resa materiale delle immagini audiovisive – scarto inteso come differenza di definizione, dimensione e qualità – è spesso utilizzato per realizzare delle operazioni retoriche. Tali operazioni si basano sulla convocazione del dispositivo: il sapere circa il funzionamento degli apparecchi di registrazione viene proiettato inferenzialmente dallo spettatore per poter interpretare i “discorsi” audiovisivi. Seguendo le indicazioni del Gruppo µ (1992), con retorica mi riferisco non a una specifica poetica o un genere, bensì alle operazioni che contraddistinguono le regolari dinamiche dei sistemi semiotici, che spingono l’interprete a risolvere dialetticamente lo scarto di significato all’interno di un enunciato. Seguendo le proposte di Jacques Fontanille (2008) e Ruggero Eugeni (2010) è possibile trasporre tali considerazioni dalla pertinenza del testo a quella delle esperienze di significazione. Mi soffermerò sulle ipotesi di Francesco Casetti e Pietro Montani. Nel suo ultimo libro, Casetti (2015) parla di un cinema della consapevolezza che utilizza immagini in “bassa definizione” per generare pensieri in “alta definizione”. Montani (2010) conia invece il concetto di immaginazione intermediale, una tecnica che si avvale degli scarti di formato per spingere lo spettatore a ricucirli criticamente. Entrambe le prospettive si organizzano attorno a due nodi problematici: il formato delle immagini e i generi discorsivi. Affinché lo spettatore possa ricucire criticamente gli scarti, deve anzitutto riconoscere un formato o una cornice tipica: ad esempio, un nastro consumato in VHS può indicare a) la sua procedura di iscrizione, b) la reiterazione dell’esperienza di visione e c) una possibile base per un’operazione di rottura, se posta nella cornice di un film in alta definizione. Sulla base di queste considerazioni, propongo di intendere il formato tecnico delle immagini come l’insieme delle tracce materiali (segni) all’interno di un prodotto audiovisivo (testo) che tematizza le tecniche di produzione e i suoi dispositivi (pratica). Con l’ausilio di alcuni esempi cinematografici tenterò di illustrare le operazioni retoriche che sfruttano le differenze tra i dispositivi e i formati mediali e le ripercussioni che comportano nell’esperienza interpretativa. Nel tentativo di fondare un’ipotesi