1 L’ABOLIZIONE DELLA COMPAGNIA DI GESÙ di Luca Bellia 1. La scomparsa della Compagnia. Il 21 luglio 1773 papa Clemente XIV emanò il breve Dominus ac Redemptor noster, con il quale veniva soppressa la Compagnia di Gesù. La decisione di sciogliere l’ordine più vicino al pontefice, i cui membri facevano voto solenne di obbedienza al successore di Pietro, giunse al termine di un travagliato periodo in cui i Gesuiti furono cacciati da molti Stati europei. Dagli albori del XVIII secolo la Compagnia subì “una progressiva erosione del consenso” 1 , a causa di due concomitanti fattori: la nascita ed il rafforzamento dell’Illuminismo; la crescente tendenza degli Stati ad assumere una politica giurisdizionalista 2 . Dunque, i Gesuiti venivano visti sempre più come ostili al progresso, o meglio, il vero e proprio ostacolo a quest’ultimo. Il loro ruolo nell’educazione, le loro ricchezze ed anche la loro influenza presso molti governanti suscitavano fraintendimenti, sospetti, indignazione e avversione. Dopo essere stati cacciati da Portogallo (1759), Francia (1761), Spagna (1767), Regno di Napoli (1767) e Ducato di Parma (1768), il papa decise di dare ascolto ai segnali che venivano dal continente, alla corrente fieramente antigesuitica in seno a molte corti europee 3 , ma soprattutto all’orientamento dell’opinione pubblica, e scrisse così il breve di soppressione 4 . Molti studiosi sostengono che si sia trattato di una immensa opera di propaganda politica, la prima della modernità che coinvolse nazioni diverse e territori lontanissimi, combattuta con armi “moderne” 5 . Questo documento fu un atto del tutto sui generis per alcune ragioni. In primo luogo, Clemente XIV utilizzò una forma meno solenne ed uno stile più dimesso per un provvedimento così importante 6 . In secondo luogo, l’atto non produceva da subito i suoi effetti , non includeva la formula urbi et orbi: ogni diocesi avrebbe applicato il Dominus ac Redemptor noster con un certo grado di elasticità; nell’ottobre 1773, il papa si vide costretto ad emanare un nuovo breve, il Gravissimis ex causis, al fine di istituire una Commissione che vigilasse sulla esecuzione degli ordini papali, in 1 Sabina Pavone, I Gesuiti dalle origini alla soppressione, BELaterza, Roma-Bari 2004, p. 117. 2 Ibidem, pp. 117 – 119. L’autrice tiene separati i due fattori, considerati invece da molti altri studiosi le due facce della stessa medaglia: il processo di modernizzazione. 3 Niccolò Guasti, L’esilio italiano dei Gesuiti spagnoli. Identità, controllo sociale, e pratiche culturali (1767 – 1798), Edizioni di storia e letteratura, Roma 2006, pp. 1 – 26. Guasti si sofferma sul caso della Spagna, ma lo stesso accadde in Francia o in Portogallo. Furono segnatamente gli uomini formatisi nelle scuole di altri ordini regolari ad animare questo “schieramento” trasversale antigesuitico (si veda anche p. 4 di questo saggio). 4 Sabina Pavone, op. cit., pp. 131 – 133. 5 Si veda, ad esempio: Antonio Trampus, I Gesuiti e l’Illuminismo. Politica e religione in Austria e nell’Europa centrale (1773 – 1798), Leo S. Olschki, Firenze 2000, p. 14. 6 Giorgio Feliciani, Le basi del diritto canonico, Il Mulino, Bologna 2002, p. 47. I brevia appartengono alla categoria delle leggi pontificie, atti di motu proprio del papa, così come le bullae; ma sono stati generalmente usati (e lo sono ancora) per disciplinare ambiti meno rilevanti, per questioni meno significative.