303 Uno dei punti decisivi per la riflessione politica e filosofica con- temporanea è portare a chiarimento gli intrecci e le co-dipendenze tra la sfera simbolica (o psichica) e quella socioeconomica. È solo nel momento in cui riusciamo a mettere assieme due aree troppo spesso pensate come separate che questo intreccio comincia a ma- nifestarsi più chiaramente. Detto altrimenti, è solo quando un certo pensiero che proviene da Foucault, corretto però in senso materialista, incontra Lacan, debitamente riletto alla luce del fem- minismo, che possiamo cominciare a intravvedere qualche spira- glio nell’analisi del contemporaneo. Per usare un’espressione di Mario Tronti (2006): «La critica della democrazia […] ha un padre, l’operaismo, e una madre, l’autonomia del politico. Ed è una figlia femmina». È questa figlia che deve crescere, e farci crescere. In questo saggio cercherò di mettere a fuoco le attuali risposte teoriche alla crisi dell’ordine simbolico interrogandone due varian- ti per così dire egemoniche: una nuovista e moderata, quella di Massimo Recalcati, l’altra conservatrice, quella di Marcello Vene- ziani. Di figlie femmine in queste due opzioni non si scorge traccia. Sarà nostro compito provare a farle venire alla luce discutendo vari spunti che il femminismo ha elaborato nel corso del tempo. A tale proposito parlerò in senso molto generale di spazio come topologia: cioè di come le forme della conoscenza e i processi simbolici si or- ganizzino in senso spaziale e di come queste strutture riflettano i processi destituenti dell’economia. Parlerò appunto di crisi neoli- berale non come crisi del neoliberalismo, ma in quanto economia della crisi, per mettere a fuoco come l’interconnessione del simbo- lico e dell’economico cambi l’organizzazione spaziale. Siamo pas- Andrea Righi Il figlio e il talamo di Ulisse La legge del padre e la crisi neoliberale