Etica della Comunicazione Adriano Fabris Capitolo 1° - Etica e comunicazione L’atto filosofico per eccellenza, è la riflessione sull’agire. La riflessione è ciò che può interrompere lo svolgimento di altri atti, che può produrre una presa di distanze da ciò che stiamo facendo, allo scopo di comprendere meglio una certa situazione e di trarre indicazioni per i comportamenti futuri. In occidente, fin dall’antichità, questa riflessione filosofica si rivolge ai nostri atti, al nostro agire, ai nostri atteggiamenti, viene chiamata etica; si tratta di una riflessione sull’agire che risulta essere l’agire proprio della filosofia. Ma “etica” nomina anche il complesso dei criteri che guidano l’azione, i principi e le consuetudini che regolano i comportamenti del singolo o di una comunità, sia in generale che in un determinato periodo storico. Tali principi non sono assunti o scelti consapevolmente, ma costituiscono lo sfondo condiviso dei nostri comportamenti quotidiani. La parola “etica “ deriva dal greco ethos che significa “comportamento”, “costume”, ma anche l’intimo legame di ogni comportamento alla dimensione della dimora e della comunità. Infatti, l’agire può consolidarsi in un’abitudine, in un costume e questo è il costume condiviso dalla comunità, quello capace di identificarla nei suoi specifici caratteri. “Ethos” trova un unico corrispondente nel latino con il sostantivo mos, moris. Infatti nelle lingue in cui il flusso del latino risulta determinante, si riscontrano due vocaboli: “etica” e “morale” usati indistintamente per cogliere tanto l’ambito delle nostre azioni quanto la riflessione su di esse; tanto la prassi individuale quanto la dimensione delle regole comuni. In filosofia si è cercato di evitare ambiguità tra questi termini: così per indicare la riflessione filosofica che ha per oggetto l’ambito della prassi umana si usano le espressioni filosofia morale/etica filosofica. Mentre la ricerca che vuole stabilire la natura dell’etica e definire i metodi di prova e dimostrazione in essa viene indicata con le espressioni meta-etica/meta-morale. Infine la morale indica la sfera delle azioni umane nella loro concreta storicità; mentre l’etica descrive la disciplina che le prende in esame e che ne fa il suo oggetto specifico. Fin dal mondo greco, l’attività filosofica è sempre iniziata da un’interrogazione: le domande sono sempre le stesse e servono ad individuare ciò che qualcosa è, e a descrivere i vari modi di questo suo essere, per inserire ciò su cui ci si interroga in una più ampia rete di relazioni ricercandone gli scopi. Domande analoghe si ritrovano nell’etica, e riguardo all’agire ci si può chiedere che cos’è quello che stiamo facendo e come un certo atto si configura. DOMANDE DELL’ETICA: Che cosa sto facendo? Come lo sto facendo? Spinto da quale istanza? E per quale scopo? Che cosa debbo fare? Perché lo faccio o lo debbo fare? Che senso ha il mio agire? Queste domande vengono estese a un’attitudine che si ritiene condivisa da ogni uomo. Infatti la mossa filosofica intende condurre un discorso che valga non solo per il singolo uomo, ma per tutti gli uomini. Le questioni relative alla definizione dell’agire –cosa è e come si configura- risultano dominanti nell’ambito dell’etica antica; mentre le tematiche relative al dovere contraddistinguono la tradizione ebraico-cristiana e sono il riflesso di quella scissione fra ciò che l’uomo è portato a compiere e ciò che invece gli viene richiesto da un’istanza superiore. Il problema del senso dell’agire (perché io faccio o debbo fare qualcosa), emerge come problema filosofico nel momento in cui viene meno la risposta religiosa. 1