Pag. 13 L’impatto delle attività di pesca nella codificazione delle attività di navigazione FRANCESCO TIBONI ( 1) La maggior parte degli studi relativi alla navigazione dell’età preistorica (Camps, D’Anna 1980, Casson 1996, Broodbank 2006, Ammermann 2010), così come dei manuali che si occupano di storia delle imbarcazioni 1 pubblicati negli ultimi cinquant’anni (Philip-Birt 1971, Casson 1971, Guerrero Ayuso 2009, McGrail 2000, 2010) affronta il tema dell’origine della navigazione interpretando questa attività come risposta alla necessità da parte dei primi gruppi umani di muoversi sull’acqua, sia per colonizzare nuovi territori, sia per esplorare aree non precedentemente antropizzate, molto probabilmente alla ricerca di cibo. In quest’ottica, la possibilità di riconoscere il passaggio di specie animali e tecnologia umana attraverso bracci di mare più o meno estesi (Broodbank 2006, Martini Ulzelga 1989, 1992, Camps 1998, Cucchi, Vigne 2005, 2006, Cucchi et alii 2005), così come di riconoscere testimonianze indirette della navigazione primordiale (Bonifay 1998), ha portato gli studiosi di preistoria e protostoria ad esaminare le attività marinare nel periodo compreso tra il Paleolitico Medio e le prime età dei metalli come una delle sfere dello sviluppo delle diverse culture umane, legata allo sfruttamento del mare in ottica commerciale, come appare evidente già dal Neolitico (Farr 2010, pp. 184-188) e, in maniera molto più manifesta, a partire dall’età protostorica (Giardino 1995, pp. 259-279). Per contro, specie in anni recenti, lo sviluppo dell’archeologia navale come specifico campo di studi, ben definito dal punto di vista delle tematiche e delle metodologie di indagine da importanti lavori come quelli dell’americano Steffy (1997), del britannico McGrail (2000) e dei francesi Pomey e Rieth (2005), ha determinato la necessità di razionalizzare gli studi relativi ai mezzi di navigazione primitivi che, piuttosto avanzati per quanto attiene alla sfera lacustre e fluviale grazie all’opera degli studiosi dell’area alpina (Arnold 1995,1996), in ambito marittimo risultavano spesso frammentari (Johnstone 1988). Purtroppo, la mancanza di testimonianze dirette relative ai mezzi di navigazione marittimi in uso presso le popolazioni mediterranee, almeno fino alle prime età dei metalli, solo parzialmente mitigata dalla possibilità di analizzare alcune imbarcazioni in uso presso le popolazioni dell’Europa centro settentrionale (McGrail 1996), ha spesso comportato il ricorso ad informazioni indirette desunte dall’etnologia e dell’antropologia (Guerrero Ayuso 2009 pp. 3-8), dall’informatica ( 1) Centre Camille Jullian – UMR7299 – Université Aix-Marseille I – Aix en Provence – Rue de Chateau de l’Horologe, 5, 19034 Aix en Provence e-mail: tiboni.francesco@gmail.com 1In tutti questi volumi l’età preistorica viene solitamente trattata come momento iniziale dello sviluppo delle tecniche di navigazione e come periodo caratterizzato da imbarcazioni elementari. Solo il volume di Guerrero Ayuso (2009) si occupa interamente della navigazione preistorica, partendo dall’iconografia preistorica riletta alla luce di osservazioni etnografiche ed antropologiche, con risultati che, in certi casi, appaiono poco plausibili. ____________________________________________________________ Comunicazione: discussione 6-7 ottobre 2015