RII interventi Antonio Cocozza Parti sociali e politiche della formazione Le politiche nel settore dell’education han- no visto negli ultimi vent’anni le parti sociali impegnate in uno sforzo progettuale e di concertazione che vale la pena di ripercorre- re, per valutare quanto e quale tratto di stra- da sia stato compiuto, in un ambito d’impor- tanza strategica per la modernizzazione del Paese, nella direzione positiva del cambia- mento e dello sviluppo. In linea di massima, gli orientamenti assunti e le scelte compiute hanno interagito positivamente con le relati- ve politiche europee in materia, perseguite dalle istituzioni europee e congiuntamente, in una logica orientata ai principi del dialogo sociale, dalla Confederazione sindacale eu- ropea (Ces) e dall’Associazione degli impren- ditori europei (Unice). Il settore dell’education ha rappresenta- to e rappresenta sempre più un’area privile- giata di elaborazione e di sperimentazione di nuove relazioni sociali e industriali bilaterali e tendenzialmente partecipative. Infatti, a partire dagli anni Ottanta que- sto settore ha assunto un ruolo strategico di «campo di intervento comune» del governo e degli attori sociali, in cui investire congiun- tamente e da preservare da una logica di scon- tro e da possibili dissensi, sorti su altre mate- rie economico-sociali e contrattuali. Un am- bito politico attraverso il quale è possibile concorrere al conferimento di un maggiore grado di efficacia, di efficienza e di competiti- vità al sistema economico, e nel contempo all’ampliamento della sfera della «cittadinan- interventi za sociale» attraverso l’estensione del livello di istruzione e formazione dei cittadini. Alla luce degli eventi degli ultimi tre anni e del mutato quadro politico-sociale, il ruolo degli attori sociali nella determinazione delle politiche in materia di education è oggi, se possibile, ancora più vitale. E ciò per due diverse ragioni. Di politi- ca interna, innanzitutto, poiché a seguito della modifica del Titolo V della Costituzione è sempre più importante un rilancio dell’ela- borazione di programmi politici e di proget- ti concertati tra i diversi attori istituzionali (Stato, regioni, autonomie locali e funzionali, includendo tra queste ultime le istituzioni scolastiche autonome) allo scopo di integra- re progressivamente i settori dell’istruzione e della formazione, anche attraverso il pieno coinvolgimento degli attori economici e so- ciali del Paese. Ma anche di carattere inter- nazionale, in ottemperanza agli impegni po- litici assunti anche dal nostro governo, a par- tire dalle risoluzioni della presidenza del Consiglio europeo di Lisbona del marzo 2000, sul tema dell’ampliamento e della cre- scita delle competenze culturali e professio- nali, in relazione al miglioramento del tasso di occupabilità, di occupazione e di svilup- po dell’economia. Come è noto, i temi dell’occupazione, delle riforme economiche e della coesione sociale sono stati al centro del dibattito del Consiglio europeo di Lisbona del marzo 2000. Per la creazione di nuovi posti di lavo- ro è necessaria la promozione delle compe- tenze e della mobilità all’interno dell’Unione europea, che non si consegue senza il coinvolgimento delle parti sociali. In gioco sono infatti obiettivi e strumenti tipici del confronto sociale, dall’adattabilità delle im- prese ai nuovi termini della competizione e della globalizzazione alla contrattazione col- lettiva, dalla moderazione salariale al miglio- ramento della produttività, dalla formazione continua all’impiego delle nuove tecnologie fino all’organizzazione flessibile del lavoro (programma dicembre 2002). L’obiettivo dell’attivazione di politiche volte all’innalzamento del tasso di occupa- zione, deciso dal Consiglio europeo di Lisbo-