Che forma ha un territorio sostenibile? Il ruolo degli immaginari paesaggistici per costruire un futuro diverso Claudia Cassatella Ricercatore in Urbanistica, Dip. Interateneo Territorio, Politecnico di Torino claudia.cassatella@polito.it Lo straordinario successo del tema “paesaggio” nel dibattito pubblico e politico può essere riferito anche a due temi emergenti: la domanda di bellezza (intesa come un nuovo “diritto di cittadinanza”) e l’ansia per la perdita della natura. Di conseguenza, nel dibattito disciplinare sul paesaggio, viene data molta enfasi alle potenzialità del rapporto tra ecologia e paesaggio (Meyer 2008): quest’ultimo può dare forma espressiva ai processi ecologici, fornire una visione per piani e programmi “verdi”, permettere al pubblico di comprendere la posta in gioco. Ma, allo stesso tempo, il “green-washing” e l’abuso di simboli-simulacri della natura mostra ambiguità e rischi (Nicolin 2008). Nell’età contemporanea, il potere delle immagini è crescente: la maggior parte delle trasformazioni territoriali sono pianificate sulla base di varie forme di rappresentazione, inclusi rendering e fotosimulazioni, tanto che possiamo “vedere” il paesaggio prima che abbiano luogo i processi di trasformazione territoriale, decidere il futuro anche in base ad esse, e manipolare la terra per darle la forma immaginata (è la “simulazione della natura”: Raffestin 2005). Quali immagini propongono architetti e pianificatori? Esse riflettono gli ideali della sostenibilità? “Eco-towns”, così simili alle vecchie garden cities, o “Bio-tower” hi- tech per il “vertical farming”, “foreste verticali” per gli abitanti della metropoli, campi eolici off-shore a forma di tulipano: immagini come queste sono in grado di rappresentare scenari innovativi, offrire un nuovo “mito” capace di orientare l’azione collettiva? Il paesaggio è vicino al modo in cui la popolazione percepisce il proprio ambiente di vita (CoE 2000), perciò può essere un potente strumento di democrazia partecipativa, rappresentando le aspirazioni collettive alla bellezza e alla sostenibilità. Il contributo presenta alcuni casi studio, con particolare attenzione a forme di pianificazione strategica e di visioning, discutendo il ruolo degli immaginari paesaggistici nell’indirizzare i processi di cambiamento del territorio (Cassatella 2009). La tesi proposta è che la ricerca sul paesaggio dovrebbe riorientarsi, da un’attenzione prevalente al tema dell’identità come eredità del passato, ad una maggiore attenzione per le “aspirazioni della popolazione” (CoE 2000) e per la creazione di nuove identità paesaggistiche, intese come strumenti di riscatto dei territori ordinari, e di aggregazione sociale intorno al progetto di un futuro sostenibile.