Giuliano Mori Mondi ed emblemi egizî in Athanasius Kircher. La decifrazione di un particolare della Tabula Bembina* Athanasius Kircher fu un uomo che per statura intellettuale e vastità di interessi sembrò costituire un hapax nella storia della cultura europea perno agli occhi dei suoi eruditissimi contemporanei. Giustamente ribattezzato, a quasi quattro- cento anni dalla sua nascita, «l’ultimo uomo a sapere ogni cosa», 1 non a ogni cosa egli dedicò pari attenzione. In parte per vocazione individuale, in parte a causa della moda ermetica ed ‘egittola’ cinque-seicentesca, egli assegnò allo studio dell’Egitto un posto di rilievo all’interno della propria enciclopedia di saperi; e se l’egittologia riformata da Champollion lo ricorda tra i primi propagatori della teo- ria che asserisce la vicinanza o pseudo-identità tra lingua egizia e lingua copta, 2 fu come esegeta della scrittura e del pensiero egizio che egli fu a suo tempo celebrato. Tra i vari obelischi, iscrizioni e reperti sui cui Kircher fondò i propri studi, la Tabula Bembina, o Mensa Isiaca, un bronzo smaltato che riproduce scene e gure di moda egizia connesse con il culto di Iside, fu l’oggetto di cui egli si occupò in maniera più assidua e che ritenne essere di maggiore importanza. Essa viene nomi- nata nella quasi totalità delle opere egittologiche kircheriane e, più specicamente, un particolare cesellato nella cornice inferiore della Tabula (Fig. 1) riceve una lunga e approfondita trattazione sia nel terzo volume dell’ Oedipus Aegyptiacus, 3 il cui primo syntagma è dedicato all’analisi della Mensa Isiaca nel suo complesso, sia nel nono e ultimo capitolo del Prodromus Coptus sive Aegyptiacus, 4 che tratta invece unicamente del particolare in questione, della sua decifrazione e dei suoi signicati. * Tutte le traduzioni sono mie, salvo dove diversamente specicato. 1 Cfr. Findlen (2004). 2 A proposito si ricordano in particolare due volumi: il Prodromus Coptus sive Aegyp- tiacus (1636) e la Lingua Aegyptiaca restituta (1644). 3 Kircher, Oedipus Aegyptiacus, vol. III, 79–160. Inoltre, alla Tabula Bembina Kircher fa frequente riferimento anche nel secondo tomo del secondo volume dell’ Oedipus Aegyptiacus, dove la utilizza per la catalogazione dei geroglici «kyriologici» per i numeri (Kircher, Oedipus Aegyptiacus, Vol. II.2, 41–2) e ne dà un’analisi in termini alchemici (Ibid., 399–406). 4 Kircher, Prodromus Coptus sive Aegyptiacus, 219–77.