35 “Quest’arte fu quivi sempre tenuta in onore, e fa- rebbe opera la più patriottica chi ne raccogliesse le sparse memorie”. Le parole di Anselmo Ansel- mi, dove l’arte è la pittura e il luogo Matelica 1 , suonerebbero degna epigrafe alla raccolta, che un giorno si farà, degli scritti che Alberto Bu- fali ha dedicato alle pitture e ai pittori della sua città 2 . L’invito dell’Anselmi, risalente al 1889, nasceva come commento a piè di pagina alla pubblica- zione, sulle pagine della “Nuova rivista misena”, di numerosi documenti sul matelicese Lorenzo di Giovanni de Carris (1465 o 1466-post 1553), ad opera di Pietro Gianuizzi. Su Lorenzo non sarebbero mancati nei decenni seguenti i con- tributi, tutti però provenienti dai luoghi della sua vita errabonda, da Montecassiano a Mace- rata, da Recanati a Staffolo 3 : nulla invece, per moltissimo tempo, dalla sua piccola patria. Non diversamente andò per il protagonista di questa mostra, la cui memoria a Matelica si era persa del tutto, sebbene in città sopravvivessero non meno di tre suoi importanti dipinti. Su Luca di Paolo di Niccolò l’inizio sembrò promettente: un primo squarcio di luce fu aperto fin dal 1873 dal perugino Adamo Rossi, che in una delle sue “vi- sitine” agli archivi dell’Italia centrale capitò al notarile di Matelica (prima che questo migras- se a Camerino) e vi rinvenne diversi documen- ti di compravendita riguardanti il pittore, degli anni 1471-75, e tra essi un atto del 10 ottobre 1475 nel quale Luca agiva da procuratore dei signori della città, Antonio e Alessandro Ottoni, e l’acquirente era il suo collega fabrianese Anto- nio d’Agostino 4 . Sul volto artistico del matelicese restava comunque un punto interrogativo e ci si poteva perfino convincere che fosse lui – anziché il più tardo Luca delle Fibbie da Fabriano – il firmatario di una modesta Annunciazione nella Luca di Paolo da Matelica, o le sorprese degli archivi * Matteo Mazzalupi parrocchiale di Cerreto d’Esi (oggi nella Raccolta di opere d’arte Antica Farmacia Giuli) 5 . Un nuo- vo tassello biografico, e finalmente la notizia di una pittura, giunse grazie al già citato Anselmi, che nel 1907, l’ultimo anno della sua breve vita, pubblicò due documenti notarili recuperati nella sua Arcevia, datati 26 marzo e 3 aprile 1474, relativi alla vendita di un mulino da parte della locale confraternita di Santa Maria Maggiore per sopperire a diverse esigenze, compresa la “so- lutione cuiusdam tabule seu maiestatis depicte […] a magistro Luca de Matellica”. Chiosava lo studioso arceviese: “Concludo facendo un au- gurio che di questo pittore […] riesca a trova- re qualche altra notizia il mio carissimo amico prof. Giulio Grimaldi, che sta ora riordinando l’Archivio Comunale di Matelica” 6 . Il lavoro del Grimaldi, pubblicato nel 1911 nella collana degli Archivi della storia d’Italia di Giuseppe Mazza- tinti, portò in effetti alla luce un paio di nuovi documenti su Luca, due pagamenti del 15 luglio 1471 e 15 aprile 1473, fatti però non a Luca, bensì solo passati per le sue mani e destinati ad altri, imprecisati pittori, rispettivamente per la decorazione di una cappella nel borgo di Campa- mante e per la pittura di stemmi del legato della Marca, Bartolomeo Roverella, in visita a Mate- lica 7 . La carta più succulenta rimase sepolta in quello stesso archivio ancora per un secolo. Per risco- prirla ci vollero la tenacia e la generosità di un Bufali, le cui ricerche, condotte dapprima in tan- dem con Sabina Biocco e poi in solitaria, hanno restituito dal 2001 in avanti assai più di quanto fino ad allora si fosse raccolto. Sul suo lavoro è fondata, per intero o quasi, la biografia di Luca che qui si stenderà. Alla memoria di Alberto Bufali, inesausto cercatore