ISBN 978-88-548-8474-8 DOI 10.4399/97888548847485 pag. 57–98 (maggio 2015) Io non sono poeta ma filologo: Dionigi Strocchi traduttore delle Georgiche B P .LA SCELTA DEL TESTO D Strocchi, forse, non ne sarebbe stato contento. Nella prima versione del suo discorso Delle traduzioni scriveva che «non si ha da paragonare una con altra favella, ma con se me- desima, con sue intrinseche doti, e con la virtù di coloro, che toccando le possibili cime di perfezione sè ed essa nobilitaro- no». E invece noi in questo contributo analizzeremo la sua versione delle Georgiche da un punto di vista traduttologico, senza dunque mai abbandonare il rapporto con la lingua e il testo di partenza. Lo faremo, però, contrastivamente, consi- derando dunque, come voleva Strocchi, altre versioni italiane . Più asciutta la versione del discorso pubblicata come introduzione a S (= S , pp. –). .S , p. . . Scarsa o nulla la bibliografia sulla traduzione georgica di Strocchi: l’analisi più dettagliata resta quella di F — assai di parte — contenuta nel suo discorso–recensione del a tutte le traduzioni strocchiane (non meno partigiane — ma anche inutili sul piano traduttologico — recensioni come quella di Prospero Viani comparsa sull’«Annotatore Piemontese» del , alle pp. –: Sopra le Bucoliche e le Georgiche di Virgilio volgarizzate da Dionigi Strocchi); Vittorio Ragazzini (Il sentimento georgico di Virgilio rivissuto da Dionigi Strocchi, in S , pp. –) si occupa più dei contenuti che della forma della traduzione; in generale, sul tradurre di Strocchi, più utile, oltre a C , che rispolvera un saggio di Renato Serra sulle varianti al Callimaco, è forse S (il quale pure si occupa delle versioni da Mosco); ancora, sul vertere strocchiano, si vedano P (un confronto fra le Bucoliche di Strocchi con altre traduzioni di Landoni e Graziani) e P b.