La geografia italiana del “degiovanimento” A. Rosina 1 , M. Caltabiano 2 , M. Preda 3 SOMMARIO. E’ in corso una riduzione strutturale del peso della popolazione giovanile su livelli mai sperimentati in passato. Si tratta di un fenomeno storicamente inedito, del quale l’Italia è una delle punte più avanzate. Nel nostro paese la popolazione under 25 è scesa sotto il 25%, a fronte di un livello medio europeo poco sotto il 30%.. Un termine proposto per indicare specificamente questo processo è quello di “degiovanimento”, in analogia con quello di “denatalità” e in contrapposizione a quello di “ringiovanimento”. In questo lavoro viene fornita una descrizione del processo di degiovanimento italiano con attenzione sia alla sua evoluzione recente che alle dinamiche future. Vengono in particolare studiate le differenze territoriali e valutato l’impatto della crescente presenza straniera. A tal fine vengono utilizzati dati di censimento, anagrafici e quelli provenienti dalle recenti previsioni Istat. Introduzione Quando in una popolazione aumenta il peso delle nuo- ve generazioni si parla tecnicamente di “ringiovanimento”. Il processo opposto, quello nel quale la consistenza delle nuove generazioni si riduce, viene generalmente indicato come “invecchiamento” della popolazione. In questo caso l’uso del termine “invecchiamento” è in parte improprio e fuorviante perché porta a concentrare l’attenzione sulla crescita della popolazione anziana e sulle sue implicazioni, e meno invece sulla riduzione della popolazione giovanile. Il confronto tra Italia e Francia può essere illuminante. La longevità nei due paesi è molto simile e analogo è anche l’ammontare della popolazione. La differenza maggiore sta nella fecondità francese sensibilmente più elevata (attorno alla soglia dei 2 figli) e da una storia di immigrazione più consolidata nel tempo. Ciò produce ricadute dirette sul- la struttura per età della popolazione. Gli scostamenti più forti si concentrano nella parte più bassa della piramide. La conseguenza è che ora rispetto ai francesi, ci troviamo con quasi cinque milioni di under 25 in meno. Più in gene- rale l’Italia è uno degli stati con più basso peso delle nuove generazioni. La popolazione di età 0-24 è da noi scesa sotto il 25%, mentre il livello medio europeo è attorno al 29%. Il nostro paese è quindi una delle punte più avanzate di un fenomeno nuovo, inedito, che vede la progressiva strutturale riduzione del peso della popolazione giovanile su livelli mai sperimentati in passato. Un termine propo- sto per indicare specificamente tale processo è quello di “degiovanimento”, in analogia con quello di “denatalità” e in contrapposizione a quello di “ringiovanimento”. In questo lavoro viene fornita una descrizione del de- clino demografico della popolazione giovanile con atten- zione sia alla sua evoluzione recente che alle dinamiche fu- ture. Verranno in particolare studiate le differenze territo- riali e valutato l’impatto della crescente presenza straniera. A tal fine verranno utilizzati dati di censimento, anagrafici e quelli provenienti dalle recenti previsioni Istat. Quantità e qualità dei giovani italiani nel quadro europeo Dobbiamo preoccuparci della riduzione quantitativa di giovani in Italia? Il confronto con la Francia può es- sere ancora una volta istruttivo: i quasi 5 milioni di figli in più messi al mondo dai francesi nell’ultimo quarto di secolo si convertiranno in una forza produttiva numeri- camente più consistente della nostra quando le generazio- ni del baby boom (i nati negli anni sessanta) andranno in pensione. Viceversa, il rapporto italiano tra pensionati e perso- ne occupate è destinato a diventare uno dei peggiori al mondo. Con implicazioni negative rilevanti in termini di crescita economica e di benessere individuale (si veda ad esempio, OCSE 2006). In particolare, i costi di una cre- scente popolazione anziana (pensionistici, sanitari, di ri- strutturazione del sistema di welfare, ecc) sono destinati prevalentemente a ricadere sulle spalle delle sempre meno consistenti giovani generazioni. Per continuare a crescere dal punto di vista del benesse- re economico e rimanere competitivi, bisognerebbe quin- di investire maggiormente sulla qualità e le opportunità delle nuove generazioni. Il rischio è invece che al degiova- nimento demografico corrisponda sempre di più un degio- vanimento sociale, vale a dire una perdita generalizzata di peso e di importanza dei giovani. La teoria economica dice che se un bene diventa più raro tende a diventare di conseguenza anche più prezioso, aumenta di valore e viene più ricercato. Ma ciò non è quan- to sembra accadere in Italia per il bene “giovani”. I giovani che vivono a sud delle Alpi, rispetto ai coetanei europei, contano meno non solo dal punto di vista demografico, ma anche da quello sociale, economico e politico (LIVI BACCI,DE SANTIS 2007). Più che altrove risultano esse- 1 Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano. 2 Università di Messina. 3 Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano.