1 GALVANO FIAMMA E LA PRIMA ANTIQUARIA Massimiliano David I. L’Antiquaria nella cultura del primo Trecento “Nel suo folto elenco di cose e figure, arti e mestieri, Bonvesin comprende, enumerando le chiese, nel volto cristiano di San Lorenzo Maggiore le sedici grandi colonne di ‘Mediolanum’, senza il benché minimo accenno e perciò stesso più considerevole del tempio cristiano, per il quale furono riadoperate...” 1 . Nonostante la devozione per Virgilio anche a Dante non è riconosciuto quel gusto per l’Antico che è invece ben leggibile nel Petrarca, che salì sulle volte maestose delle terme di Diocleziano per meditare dall’alto sulla passata grandezza di Roma con l’amico Giovanni Colonna. Nei primi decenni del Trecento Dante era impegnato nella stesura del testo della Commedia: in quegli anni Roberto Weiss ha riconosciuto i primi fermenti della cultura antiquaria europea 2 . Il Weiss concentra la sua attenzione sull’Italia settentrionale ed in particolare sulla sede universitaria di Padova. Sono padovani Lovato Lovati e Rolando da Piazzola; è invece a Verona, sede del ducato scaligero, che operò Giovanni Mansionario e soprattutto Benzo di Alessandria, che resse la carica di capo della cancelleria di Cangrande della Scala dal 1325 al 1333. Attorno al 1320 Benzo si dedicò alla composizione di un “volumen immensum” di carattere storico e geografico, che si è conservato solo parzialmente in un codice della Biblioteca Ambrosiana di Milano 3 . La sezione dedicata alla descrizione di Milano è stata recentemente pubblicata da Marco Petoletti, con tutte le necessarie cure filologiche e le attenzioni richieste per un’opera importante, complessa e già imbevuta di gusto antiquario 4 . Dal paragrafo 105 al 134 Benzo abbozza una prima immagine della città antica corredata da tentativi di riscontro nella topografia dell’epoca: parla delle mura (con torri e 1 V. Bracco, L’archeologia classica nella cultura occidentale (Problemi e ricerche di storia antica, 5), Roma 1979, p. 45. Il Weiss cita l’opera di Bonvesin de la Riva per dire che in essa “antiqua- rian interest is conspicouous by its absence” (p. 26). 2 R. Weiss, La scoperta dell’antichità classica nel Rinascimento (Medioevo e umanesimo, 73), Padova 1989, pp. 18-33. 3 Cod. B 24 inf. 4 Su Benzo di Alessandria cfr. M. Petoletti (a cura di), Il ‘Chronicon’ di Benzo d’Alessandria e i classici latini all’inizio del XIV secolo. Edizione critica del libro XXIV: ‘De moribus et vita philo- sophorum’ (Bibliotheca erudita, 15), Milano 2000; M. Petoletti, Milano e i suoi monumenti. La descrizione trecentesca del cronista Benzo d’Alessandria (Ciceronianus, 3), Alessandria 2004.