Marina Bertoncin e Andrea Pase I confini mobili del lago Ciad In Limes, Rivista Italiana di Geopolitica, 12/2015, pp. 47‐57. Nel cuore dell’Africa, in una delle regioni più interne e lontane dai mari, c’è un lago che cambia continuamente forma. Si tratta del lago Ciad, diviso oggi tra Nigeria, Camerun, Ciad e Niger. Lo Chari, l’affluente di gran lunga più importante del lago (conferisce l’83% degli apporti totali), proviene dalle regioni montagnose del sud, nella Repubblica Centrafricana e in Camerun, dove più intense sono le precipitazioni. La piena annuale che così si forma varia notevolmente a seconda di quanto piove a monte. La differenza di portata delle piene dello Chari si ripercuote sul livello del lago e sulle superfici allagate. Lo specchio lacustre è, infatti, poco profondo (non più di 3‐5 metri) e così la sua estensione può passare in pochi anni da grande superficie di acque libere a insieme di stagni, e viceversa. Anche la variabilità stagionale del livello del lago è considerevole: tra le acque alte e basse, la differenza può arrivare al metro, con effetti notevoli su area allagata e profilo delle rive nelle diverse stagioni. Nella tormentata superficie lacustre, caratterizzata dalle digitazioni sabbiose dell’erg del Kanem che entra nel lago, da una miriade di isole, da isolotti di erbe flottanti, l’effetto di questi cambiamenti di spessore della lente d’acqua sono rilevantissimi: difficile, se non impossibile, segnare una linea di riva. La sua variabilità non solo è così pronunciata ma può essere anche molto rapida: si sono registrati nella storia repentini inaridimenti e improvvisi ritorni delle acque, che si sono tradotti in pericolose inondazioni. Già nel 1910 il comandante francese Tilho annotava sorpreso come nella parte settentrionale del lago, dove la sua missione aveva navigato in battello solo sei anni prima, in quel momento invece passassero carovane sul fondo completamente secco. Il lago si trasformava nel passato e si trasforma oggi, sottoponendo la rappresentazione cartografica ad un compito che le è difficile affrontare: la carta ha bisogno di stabilità nelle forme della terra e ad esse si appoggia. Come può registrare cambiamenti così repentini? Fino a pochi anni fa sugli atlanti il lago era indicato come un’ampia distesa di acque libere con rive precise, definite. Solo negli ultimi due decenni la rappresentazione è cambiata: si è ristretta la sua superficie e la maggior parte di essa risulta coperta da acquitrini, mentre le acque libere sono limitate ad una piccola area prospiciente il delta dello Chari. Questa rappresentazione riflette la consapevolezza largamente diffusasi nell’ultimo periodo che il lago Ciad si sia ridotto e che addirittura rischi di “sparire”, a seguito delle grandi siccità saheliane degli anni ‘70 e ‘80 e dello sovrasfruttamento delle risorse idriche. I molti allarmi lanciati in questa direzione sulla stampa internazionale riflettono in realtà un’approssimazione conoscitiva che è speculare a quella dei vecchi atlanti. Il lago non è quello esteso e ben definito delle prime carte e non è neppure quello residuale delle carte più recenti. Il lago è l’uno e l’altro e non si lascia facilmente afferrare. I colonizzatori erano stati tratti in inganno da questo lago. Prima ancora della conquista militare della regione, che si realizzerà compiutamente nei primi anni del Novecento, le potenze europee avevano iniziato a contendersi il bacino lacustre. Nel gioco diplomatico tra le cancellerie grande importanza era attribuita alle vie d’acqua per la penetrazione coloniale nel continente: tale opinione fece sovrastimare il valore strategico del lago e dei suoi affluenti. Inoltre, nel vuoto conoscitivo del cuore del continente, lo specchio d’acqua forniva un riferimento chiaro. Per questo, inglesi, tedeschi e francesi scelsero la direzione del lago per sviluppare i loro possedimenti: una “corsa al lago”, che influenza la forma finale dei territori coloniali (evidente in particolare nel “dito” del Camerun tedesco a toccare le acque lacustri). Paradossalmente, alla fine si scoprirà che era totalmente privo di interesse strategico, tanto che i confini che lo attraversano non verranno demarcati, al di là delle difficoltà pratiche, perché il lago si era rivelato