Echo des études romanes XI/2, 2015 - 147 - ISSN: 1804-8358 (Online) CULTURA E VIAGGIO. VERGINE GIURATA DI ELVIRA DONES Karol Karp Università Niccolò Copernico di Toruń Abstract (En): The aim of the article entitled Culture and journey. Vergine giurata by Elvira Dones is to present the role of two key motives, mentioned in the title, which appear in the work of Elvira Dones. They have a great influence on the life of the main character Hana. The culture demonstrates models which should be imitated and limits her individuality. She has to hide her female identity and to become a man, at least in the eyes of society. Leaving Albany turns out to be the only way of liberation. Hana goes to the United States to get to know herself again. The journey has two significations: the first concerns its fiscal dimension; the second is metaphoric and takes place in the internal world of the character. The analysis is carried out in relation to the concept of body which embraces such elements as sexuality and gender. Key words: Elvira Dones; culture; journey; body; gender, identity Parole chiave: Elvira Dones; cultura; viaggio; corpo; gender; identità Introduzione Daniele Comberiati individua due generazioni di autori migranti di origine albanese che adottano l’italiano come lingua d’espressione letteraria. La prima, rappresentata da Gëzim Hajdari (1957), ingloba scrittori che “hanno passato gran parte della loro esistenza sotto il regime di Hoxha e che solo negli anni Novanta hanno avuto la possibilità di scrivere senza essere censurati”, la seconda invece quelli che hanno iniziato a comporre le loro opere dopo il crollo della dittatura (COMBERIATI, 2013: 29). Di quest’ultimo gruppo fa parte tra l’altro Elvira Dones (1960), il cui romanzo Vergine Giurata si intende indagare in questa sede. Il perno della trama dell’opera sembra essere costituito da due motivi: quello della cultura e quello del viaggio, per cui mireremo a precisare dettagliatamente la loro funzione. Nella prigione della cultura, ossia nella prigione del corpo Risulta d’obbligo mettere subito in risalto che la cultura presentata nell’opera si dimostra molto diversa da quella comunemente intesa come occidentale. Per tale motivo, analizzandola, è opportuno ricorrere al metodo di ricerca proposto dall’imagologia. Essa, come afferma Nora Moll, “può essere intesa come una delle forme di indagine più “concrete” dell’approccio con l’alterità.” (MOLL, 2002 : 185) poiché consiste nell’“immaginare altri paesi, formulare giudizi sui loro abitanti, confrontare sé e i propri connazionali con gli altri, gli stranieri.” (MOLL, 2002 : 185). Per imagologia “si intende lo studio delle immagini, [...] in generale delle opinioni su altri popoli e culture che la letteratura trasmette.” (MOLL, 2002 : 186). Con l’opera in esame ci si inoltra nella visione del codice culturale, del cosiddetto Kanun, che regola la vita della comunità albanese ivi descritta. Si tratta di un insieme di leggi tramandate di generazione in generazione, quindi fortemente radicate nella tradizione. La presenza di un codice, come rileva il filosofo polacco