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Capitolo 7
Traumi vascolari del collo
Vitaliano Buffa, Stefano Giannecchini, Vittorio Miele
SOMMARIO
Diagnosi radiologica 77
Lesione intimale minima e flap intimale 77
Dissezione con ematoma intramurale 77
Occlusione 77
Pseudoaneurisma 77
Rottura del vaso e fistola artero-venosa 77
Indicazioni allo screening nel paziente traumatizzato 77
Conclusioni 78
Introduzione
Le lesioni vascolari del collo rappresentano un’evenienza piuttosto
rara nel paziente politraumatizzato, tuttavia gravata da elevata mor-
bilità e mortalità. La coesistenza di lesioni maggiormente capaci di
attrarre l’attenzione del clinico in fase di iniziale valutazione diagno-
stica, perché sintomatiche o ritenute più probabili, tende a masche-
rare l’esistenza di tali lesioni, in parte inizialmente asintomatiche o
responsabili di sintomatologia riferibile anche ad altra causa, che pos-
sono quindi essere facilmente misconosciute. In passato il gold stan-
dard per la diagnosi di tali lesioni vascolari era l’angiografia, che tut-
tavia in relazione alla minore disponibilità e alla maggiore invasività
e complessità della metodica non può essere applicata costantemente
in regime di emergenza. Attualmente, in virtù della notevole accura-
tezza diagnostica e della maneggevolezza d’impiego in condizioni di
urgenza anche in pazienti in condizioni critiche, la tomografia com-
puterizzata multistrato (TCMS) rappresenta la metodica di principale
impiego in questa patologia. La lesione dei vasi del collo deve esse-
re sempre sospettata quando sono presenti alcune caratteristiche di
presentazione clinica, e richiede una valutazione, compito della TC,
mentre eco-color-Doppler, risonanza magnetica (RM) e angiografia
possono rivestire un ruolo rilevante in determinate circostanze.
Epidemiologia e meccanismo d’azione
L’incidenza delle lesioni vascolari traumatiche del collo nei pazienti
traumatizzati è molto bassa. Le lesioni delle carotidi sono lievemente
più comuni (0,14-1,1%) rispetto quelle delle arterie vertebrali (0,4-
0,53%). In funzione della gravità del trauma, l’incidenza aumenta
(2,7% nei pazienti con punteggio Injury Severity Scale >16). A fron-
te di un’incidenza bassa, tuttavia, la morbilità e la mortalità sono
elevate. In particolare, nel caso delle lesioni carotidee la mortalità è
del 17-38% mentre la morbilità è del 32-67%, mentre per le arterie
vertebrali tali valori sono rispettivamente pari a 8-18% e 14-24%.
La mortalità specificamente correlata alla lesione vascolare è elevata
quando questa non viene trattata (25-38%) ed è dovuta principal-
mente allo stroke indotto dalla riduzione improvvisa dell’apporto
ematico all’encefalo.
Le lesioni dei vasi del collo possono essere dovute a traumi pene-
tranti o a traumi chiusi.
Cause di trauma penetrante sono più comunemente i proiettili da
arma da fuoco o gli oggetti acuminati, principalmente i coltelli in
corso d’aggressione. Contrariamente a quanto si può pensare, il coin-
volgimento delle grandi arterie non è così frequente nei traumi del
collo (25% dei casi). Le lesioni da trauma penetrante sono trattate in
base alla regione del collo interessata, definita secondo una classica
suddivisione: zona I, dalle clavicole alla parte craniale della cricoide;
zona II, dalla membrana cridoidea all’angolo mandibolare; zona III,
dall’angolo mandibolare alla base cranica. L’angio-TC consente la va-
lutazione di queste aree in maniera accurata, permettendo di riser-
vare l’esplorazione chirurgica solo al momento terapeutico. Peraltro,
l’esplorazione chirurgica delle zone I e III è piuttosto complessa ed
è da sempre demandata a metodiche di imaging nel paziente stabile
(figura 7.1).
I meccanismi lesivi da trauma chiuso sono vari. In particolare, ven-
gono riconosciute quattro modalità principali (tabella 7.1). Il tipo I
è relativo a trauma diretto sul vaso ed è responsabile di danno vasale
principalmente negli anziani con lesioni aterosclerotiche. Il tipo II
è quello più comune e consiste nella lesione da iperestensione con
extrarotazione, che rappresenta circa il 90% dei casi in cui si verifica-
no danni vascolari. La frequente bilateralità di tali lesioni ha portato
a pensare che il movimento di extrarotazione non sia determinan-
te, mentre la maggiore incidenza nei soggetti giovani induce a rite-
nere che l’allungamento dei vasi e la minore flessibilità del rachide
cervicale degli anziani siano fattori protettivi. Il tipo III è la lesio-
ne da trauma intraorale (per esempio, nei bambini che tengono in
bocca oggetti duri come giocattoli o penne). Il tipo IV rappresenta il
coinvolgimento vascolare da parte di una frattura della base cranica.
Questa circostanza, non comune, è molto grave in relazione alla scar-
sa accessibilità chirurgica della lesione e per la possibilità di fistole
carotido-cavernose.
© 2010 Elsevier S.R.L. Tutti I Diritti Riservati.
DOI: 10.1016/B978-88-214-3156-2.00007-6
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