È possibile contrastare l’immigrazione “sommersa” senza combattere l’economia sommersa? Maria Concetta Chiuri (), Nicola Coniglio, Giovanni Ferri 1 Il tema delle regole sull’immigrazione, in particolare in paesi come l’Italia dove il fenomeno è relativamente recente, genera forti contrapposizioni ed un clima di tensione non solo tra le forze politiche ma più in generale tra l’opinione pubblica. La tensione e le posizioni estreme che spesso si riscontrano sui diversi fronti non sono strumentali ad una discussione razionale e senza pregiudizi che su questo tema è ormai improrogabile, in particolare rispetto all’immigrazione di tipo irregolare (come dimostra l’orribile vicenda di Rosarno in Calabria). Gli obiettivi che ci si pone in questo scritto sono tre. Il primo è quello di evidenziare il cortocircuito istituzionale che genera un’immigrazione di tipo “sommerso” – chiamamta così per assonanza, ma è ovviamente l’immigrazione irregolare. Il secondo obiettivo è quello di discutere dei costi economici – non si considerano pertanto gli importanti costi sociali – per il paese associati all’esercito di (semi-)invisibili che lo popolano in modo crescente. Il terzo obiettivo è quello di evidenziare i nessi che esistono tra l’immigrazione sommersa ed un altro aspetto patologico che caratterizza il nostro paese: l’economia sommersa. I due fenomeni sono fortemente interrelati e la “cura efficace” non può che venire da una terapia in grado di affrontare gli stessi in modo congiunto: due salti fuori dal sommerso e non uno solo. Immigrazione sommersa: la genesi dell’esercito degli invisibili Quali fattori determinano l’irregolarità dei flussi migratori? Il punto di partenza, banale ma del quale spesso ci si dimentica, è che la condizione di irregolarità è per il migrante costosa (in termini di mancate opportunità economiche e sociali) e pericolosa. Lo status di irregolare o clandestino è sub-ottimale prima di tutto per il migrante oltre che per la collettività che lo ospita (e la comunità di origine del migrante stesso) e pertanto laddove la scelta di regolarizzazione è possibile – come avviene durante le “finestre di regolarizzazione” rappresentate dalle amnistie – essa viene intrapresa. L’irregolarità è il frutto di una normativa che regola in modo inadeguato il fenomeno dell’immigrazione. Il numero di migranti che arrivano in un paese sono determinati principalmente da fattori di domanda (le occasioni di lavoro nelle imprese e nelle famiglie) e di offerta (il numero di lavoratori disposti a lasciare il proprio paese). È errato pensare che sia solo l’offerta a determinare i flussi migratori, ovvero che vi siano moltitudini di individui pronti ad “invadere” un paese non appena ne sia data loro la possibilità: i migranti si muovono verso località che offrono loro delle opportunità. In assenza di tali opportunità la migrazione è assente o assai modesta: per questo motivo incontrovertibile vi è un numero più elevato di migranti negli Usa o nel Regno Unito rispetto all’Italia, o un numero di migranti maggiore a Milano rispetto a Campobasso. Anche se l’offerta è potenzialmente assai ampia – come nel periodo storico nel quale viviamo – sarà la domanda a determinare i flussi effettivi. Quando le politiche immigratorie di un paese sono restrittive e sottostimano fortemente la “domanda di migranti” si aprono due scenari potenziali. Laddove il paese adotta un livello di controllo (enforcement) dei propri confini esterni ed interni rigoroso (e, non dimentichiamo, estremamente costoso in termini di risorse finanziarie ed umane) il fallimento delle politiche si traduce in costosi colli di bottiglia nel mercato del lavoro che a loro volta implicano mancate opportunità di crescita economica, ridotto livello di competitività in alcuni settori, incapacità di fornire adeguati servizi alla popolazione ecc. Se invece la “rigidità” delle norme che regolano la quantità di migranti regolari in ingresso si accompagna – come avviene nel nostro paese – a 1 Tutti e tre docenti dell’Università di Bari. Pur essendo Maria Concetta Chiuri scomparsa giusto un mese prima dell’incontro di Asolo, si è ritenuto di inserirla a fianco dell’oratore che ha presentato l’intervento (Giovanni Ferri) e dell’altro coautore. Ciò non solo per dare continuità al pensiero di Maria Concetta, una collega deliziosa e insostituibile che ci ha lasciato troppo prematuramente, ma anche perché il contributo trae da un lavoro congiunto i cui capisaldi erano stati consolidati nel libro a firma congiunta: M.C. Chiuri, N. Coniglio e G. Ferri, L’esercito degli invisibili. Aspetti economici dell’immigrazione clandestina, Il Mulino, Bologna 2007.