Lucio Spaziante Testualità, quasi-mondi ed ecosistemi mediali La nozione di ecosistema narrativo emersa nel corso delle varie edizioni di Media Mutations si pone come un’occasione per riflettere sull’adeguatezza degli strumenti d’analisi nel campo degli studi sui media. La riflessione su questa nozione nasce anche dall’esigenza di adattare e sottoporre a verifica gli strumenti di comprensione e descrizione, nei confronti di un panorama mediale attraversato da un costante processo di accelerazione e trasformazione, e nel quale il campo di studi e gli strumenti adoperati vengono solcati da dubbi e ripensamenti sul loro stesso ruolo. Le osservazioni di questo saggio saranno dunque principalmente dedicate a riflessioni di tipo metodologico, ovvero: quali modelli e quali nozioni, in particolare in riferimento al campo semiotico, possano essere tuttora adatti a descrivere taluni aspetti dell’attuale universo mediale. Testualità come meccanismo di connessione Partendo da alcuni luoghi classici dell’approccio semiotico, sarà utile in primo luogo ragionare sulla “taglia” degli oggetti teorici, nonché sulla loro adeguatezza. Le principali riflessioni della semiotica testuale sono derivate in primo luogo dallo studio dei racconti folklorici e della letteratura, per poi essere adattate a vari altri ambiti tra cui quello mediale. 1 Non è dunque affatto secondaria né superflua la questione dell’adeguatezza degli strumenti metodologici, come ad esempio la nozione semiotica di “testo”, in relazione alla conformazione di un singolo oggetto mediale, come potrebbe essere il caso di una serie tv o di un suo particolare personaggio. La nozione di testo veniva postulata come qualcosa di utile a “produrre 1 M.P. Pozzato, L’analisi del testo e la cultura di massa nella socio-semiotica, 1992, pp. 143-194 in R. Grandi, I mass media fra testo e contesto, Milano, Lupetti, 1992 (cfr. in particolare p. 149). 1