Alle radici dell’Accademia degli Infiammati di Padova : i Discorsi del modo di studiare di Sperone Speroni Elena Panciera Université Paris VIII L’Accademia degli Infiammati Il 6 giugno del 1540, a Padova, nasce l’Accademia degli Infiammati, il cui nome trae spunto dall’impresa di Ercole ardente sul monte Oeta, e che sceglie come proprio motto : « Arso il mortale, al Ciel n’andrà l’eterno ». I materiali relativi a questa origine sono pochi e vaghi, e nonostante le pazienti ricerche di studiosi come Francesco Bruni, Mario Pozzi, Jean-Louis Fournel, Michel Plaisance e Valerio Vianello 1 non ci permettono di ricostruirla con certezza. Deriva probabilmente da un circolo già attivo in città, e coinvolge da subito alcuni dei più illustri intellettuali veneti, benché sia un fiorentino una delle personalità più importanti : si tratta di Benedetto Varchi, che ha anche un ruolo di primissimo piano nella stesura dei Capitoli fondativi e delle leggi per il cenacolo 2 . Leone Orsini, Daniele Barbaro, Ugolino Martelli, Sperone Speroni, Alessandro Piccolomini, Galeazzo Gonzaga, Giovanni Cornaro, Carlo Strozzi, Lorenzo Lenzi, Alberto del Bene, Lazzaro Bonamico, Cola Bruno, Pierio Valeriano, Girolamo Fracastoro, Francesco Querini, Giovanni Andrea dell’Anguillara sono solo alcuni dei nomi che l’Accademia degli Infiammati può vantare tra le sue fila, oltre a Varchi. Inoltre, animano il dibattito a vario titolo, anche se non si può determinare con certezza il loro ingresso in Accademia, Girolamo Panico, Bernardino Tomitano, Francesco Sansovino 3 . Nell’Accademia, come all’interno dei dialoghi speroniani, è possibile il confronto tra varie generazioni di letterati e intellettuali, che si incontrano per discutere e confrontarsi senza le barriere formali imposte da altre istituzioni, come ad esempio l’università. Durante l’esperienza degli Infiammati, Speroni, con Varchi e Piccolomini, fa parte della generazione di mezzo, che si è formata sotto il duplice insegnamento – da una parte universitario e dall’altra legato a un ambito più privato – di Pomponazzi e Bembo 4 . Il cenacolo padovano riprende la struttura di un’altra e più 1 Se ne ricordano, qui, solamente i contributi fondamentali : Bruni F., « Sperone Speroni e l’Accademia degli Infiammati », Filologia e letteratura, n° 13, 1967, p. 24-71 ; Trattatisti del Cinquecento, a cura di Pozzi M., Milano- Napoli, Ricciardi, 1978 e Speroni S., Opere, a cura di Pozzi M., Manziana, Vecchiarelli, 1989, 5 voll. ; Fournel J.-L., Les dialogues de Sperone Speroni : libertés de la parole et règles de l’écriture, Marburg, Hitzeroth, 1990 ; Plaisance M., L’Accademia e il suo principe. Cultura e politica a Firenze al tempo di Cosimo I e di Francesco de’ Medici. L’Académie et le prince. Culture et politique à Florence au temps de Côme Ier et de François de Médicis, Manziana, Vecchiarelli, 2004 ; Vianello V., Il letterato, l’accademia, il libro. Contributi sulla cultura veneta del Cinquecento, Padova, Antenore, 1988. 2 Ibid., p. 47, 50. Vianello, con un paziente lavoro sulle fonti, ha contribuito a delineare con precisione la fisionomia dell’Accademia degli Infiammati, sia per quanto riguarda la sua storia che le idee che ha veicolato. 3 Ibid., p. 74-77. 4 Il rapporto di Speroni con i suoi due grandi maestri, Bembo e Pomponazzi, viene celebrato nel componimento Au sei- gneur Pierre de Ronsarde (1582) : « Quivi era il Mantovan, che fu la gloria / d’ogni filosofia : quivi era il Bembo / che onorò Vinegia e Roma, ambe ornamento / dello Italico onore, ambe rifugio, / quella di libertà, questa di fede » (Speroni S., op. cit., vol. IV, p. 358). Se però per il secondo il padovano ebbe sempre un sentimento di amore quasi filiale, e gli