INTRODUZIONE I manufatti tessili archeologici sono costituiti da materie prime di origine naturale suscettibili di un rapido dete- rioramento. Per questo motivo i ritrovamenti di materiale tessile in contesti archeologici sono abbastanza rari. Ciò nonostante, in determinate condizioni, anche materiali tanto fra- gili riescono a sopravvivere, seppure in uno stato di avanzato degrado. Negli ultimi decenni l’affinamento delle tecniche archeologiche accompa- gnato a una maggiore attenzione e un incrementato interesse per questa tipologia di manufatti, ha visto aumen- tare in modo consistente il quantita- tivo di ritrovamenti di manufatti tes- sili nell’ambito di scavi archeologici. Nel testo si descrivono le condizioni particolari in cui i tessuti archeologici si preservano, l’aspetto in cui soprav- vivono, le problematiche specifiche riguardanti la conservazione dal momento del prelevamento sullo scavo, alle successive operazioni ese- guite in laboratorio. È importante definire le condizioni in cui possono essere ritrovati in uno scavo archeologico i manufatti tessili: si tratta naturalmente di una sem- plificazione ma è necessaria per l’impostazione del problema. CONDIZIONI IN CUI VENGONO RITROVATI MANUFATTI TESSILI ARCHEOLOGICI Manufatti tessili che conservano, interamente o parzialmente, le caratteristiche di un tessuto Rientrano in questo gruppo, in fun- zione del loro stato di conservazione, quei manufatti che conservano, almeno parzialmente, aspetto e carat- teristiche chimico-fisiche tipiche dei tessuti, seppure in uno stato forte- mente degradato. In questa categoria possiamo far rientrare i tessuti copti e alcuni esemplari di epoca precolom- biana che spesso conservano, in modo eccezionale, addirittura le tinture. Manufatti tessili pseudomorfi In questo gruppo di tessili s’inse- riscono quei manufatti nei quali la materia organica, proteica o cellulosica, costituente le fibre sia stata sostituita, parzialmente o totalmente, dai pro- dotti di corrosione metallici. - “Calchi” di fibre A volte vengono trovati in scavi archeologici, impronte di fibre preser- vate come “calco” in una amalgama di prodotti di corrosione di metalli [1]: i prodotti di corrosione, ricoprendo le fibre tessili, costituiscono un calco di queste e gli spazi tra fibra e fibra sono colmati dalla terra. Spesso questo tipo di formazioni si hanno in associazione di manufatti costituiti da ferro. 30 Ricorrenti Ricorrenti Introduzione alla conservazione dei tessuti archeologici: dall’intervento sullo scavo alla conservazione in laboratorio Davide Fodaro* - Sostituzione del materiale costitutivo In questa tipologia di manufatti il materiale organico è completamente mineralizzato e le fibre tessili si con- servano come replica (pseudomorfo = forma falsa). È il caso dei fram- menti di tessuto mineralizzato (dove la materia organica è completamente sostituita da ossidi metallici) spesso presenti su manufatti in lega di rame o di ferro. Tessuti carbonizzati In questo gruppo rientrano quei manufatti che sono anneriti e fragili: tali manufatti sono stati stati esposti a incendi e si sono carbonizzati. In Italia abbiamo gli esempi di tessuti car- bonizzati provenienti dagli scavi di Pompei ed Ercolano. Impronte di tessuto Nell’ambito di uno scavo archeologico a volte vengono trovate impronte di tessuti su altri materiali: impronte su argilla cruda o terra, e su ceramica o terracotta (Figg. 1-2); impronte su terra; impronte su stucchi, malte o intonaci. CONDIZIONI CHE FAVORISCONO LA SOPRAVVIVENZA DEI MANUFATTI TESSILI IN UNO SCAVO I tessuti archeologici, sono sottoposti, come gli altri materiali di natura orga- nica, al deterioramento biologico. Questo decadimento è piuttosto veloce ma nonostante ciò vi sono delle condizioni, che ora descriveremo, che consentono la sopravvivenza, sep- pure in forma fortemente indebolita, di manufatti tessili: Ambiente o clima arido Rientrano in questa tipologia ambien- tale le regioni desertiche ma anche que- gli ambienti isolati dall’esterno come i soffitti, gli estradossi, le cantine, le tombe. Testo