La sicurezza nell’identità dei beni culturali in materiali lapidei: la firma sonica P.L. Cosentino 1 , P. Capizzi 1 , G. Fiandaca 1 , R. Martorana 1 , P. Messina 1 , L. Pellegrino 2 1. Dipartimento CFTA, Università di Palermo 2. Centro Regionale per la Conservazione ed il Restauro, Regione Sicilia Riassunto Questo lavoro rappresenta un primo tentativo di assegnare una firma sonica (come una impronta digitale) ad un bene culturale di grande pregio, un cratere attico del V secolo a.C. Il rilievo dei dati può essere eseguito in modo assolutamente non invasivo: esso consiste nel rilevare le vibrazioni prodotte da una sorgente (non invasiva) di onde elastiche, con una serie di sensori (trasduttori mec- cano-elettrici) collegati meccanicamente in vari punti prescelti sulla superficie esterna del vaso. La sorgente viene a sua volta posizionata in una serie di punti differenti della superficie dell’oggetto. Se la sorgente produce vibrazioni su uno spettro sufficientemente ampio, e se i trasduttori e il si- smometro presentano risposte pseudo-lineari nel campo della sorgente, l’analisi spettrale dei segnali registrati consente di ricostruire la “risposta sonica” dell’oggetto studiato e la distribuzione spaziale dei modi di vibrazione, da collegare con alcune caratteristiche fisiche più intrinseche dell’oggetto in istudio, sia geometriche sia specifiche (cioè alcuni parametri meccanici dei materiali costituenti, in particolare la densità ed i moduli elastici). La prima esperienza, sia pure da noi effettuata veloce- mente in occasione della necessità di movimentare l’opera per la mostra “Continente Sicilia: cin- quemila anni di storia” che si è tenuta dal 28 Aprile al 30 Giugno 2006 al National Museum di Pechino, è migliorabile per molti aspetti, ma sembra aver fornito già risultanti molto incoraggianti. Introduzione Il vaso di grandi dimensioni in argilla cotta a figure rosse, è un autentico capolavoro della ceramica attica del 2° quarto del V° sec. a. C., unico esemplare in Sicilia di cratere a volute attribuito al pittore dei Niobidi. Altri, con rappresentazioni dello stesso tema, se ne conservano a Bologna, Ferrara, Napoli, New York e Ginevra. Il vaso proviene da Gela ed ha lle dimensioni di 78 cm di altezza e di 47,05 cm di diametro superiore. Presenta piccole scheggiature sull’orlo superiore, sulla base e sul corpo, una lunga lesione su un’ansa restaurata in passato e piccole integrazioni sia sul corpo che sulla base. La decorazione, molto ricca, presenta vari motivi geometrici (meandri, crocette, “Kimata” ) o fitoformi (palmette, fiori di loto, foglie lanciolate ) sulle anse, lungo l’orlo e nella parte bassa del corpo. Sul corpo e sul collo sono rappresentati vari episodi a figure rosse. Sul corpo rappresenta la lotta di eroi armati e di Amazzoni, sul collo una Centauromachia incentrata nell’episodio di Eracle e Folo. Il cratere è uno dei reperti più noti tra quelli custoditi dal Museo Archeologico di Agrigento. Il vaso, come tanti altri pezzi pregiati della collezione museale, viene talvolta inviato, per brevi perio- di, in mostra nei più importanti musei del mondo. Nasce allora un problema assai importante per la sua sicurezza: potere disporre di una serie di dati che possano costituire il suo DNA, sia ai fini della sicura identificazione del reperto sia per il controllo delle sue condizioni di integrità e di stato fisico in cui si trova. È necessario quindi fare ricorso a prove fisiche che non alterino i materiali, che non prevedano neppure minime quantità di prelievo del materiale costitutivo originario, quindi assolu- tamente non invasive (sempre nell’ovvia considerazione generale che le misure necessitano sempre di una seppur minima quantità di energia che impatti sull’oggetto da misurare). Le analisi meno Fig. 1. Foto del cratere attico studiato.