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Meeting of the Italian Society of Ecology, 19—22 September 2006, Viterbo/Civitavecchia
Rapporto sessi sbilanciato e competizione locale per le risorse
Lorenzo Mari,
a,*
Marino Gatto,
a
Renato Casagrandi
a
Dipartimento di Elettronica e Informazione – Politecnico di Milano, Via Ponzio 34/5, Milano 20133, Italia
Abstract
La maggior parte delle popolazioni di animali superiori presenta un rapporto sessi equilibrato tra maschi e femmine. Le non
trascurabili eccezioni a questa regola sono difficilmente comprensibili alla luce della sola teoria classica di Fisher (1930). Per
spiegare le cause che generano la distorsione del rapporto sessi sono state elaborate ipotesi alternative, tra cui quella della
competizione locale per le risorse (Clark 1978). In alcune popolazioni animali (ad esempio nei primati) i maschi disperdono
dal luogo natale più delle femmine, le quali, essendo stanziali, sono sottoposte a una maggiore competizione intraspecifica per
le risorse: generare un maggior numero di figli maschi risulta dunque in alcuni casi evolutivamente vantaggioso, in particolare
in presenza di condizioni ambientali sfavorevoli. Scopo di questo lavoro è quello di proporre un modello per discutere
formalmente la teoria della competizione locale per le risorse. Per far ciò abbiamo descritto tramite un semplice modello le
dinamiche genetiche e demografiche di una popolazione animale in cui il rapporto sessi è determinato geneticamente, le
femmine competono localmente e i soli maschi disperdono. L'analisi del modello mostra che, sotto opportune ipotesi
concernenti la genetica e la demografia, è possibile l'instaurarsi nel lungo periodo di un rapporto sessi distorto a favore dei
maschi, in buon accordo con quanto previsto da Clark (1978). © 2006 SItE. All rights reserved
Keywords: competizione locale per le risorse; determinazione genetica del rapporto sessi; modelli spazialmente espliciti; dinamiche non
lineari; sincronizzazione; eterogeneità spaziale
1.Introduzione
In natura la maggior parte delle popolazioni
animali è caratterizzata da un rapporto sessi unitario,
cioè da un sostanziale pareggio tra il numero di
individui di sesso maschile e femminile. Esistono
però alcune eccezioni che rendono interessante lo
studio della determinazione del rapporto sessi.
Questo problema da sempre affascina biologi ed
evoluzionisti: già Darwin, infatti, si era soffermato
sullo studio delle cause che possono portare a un
rapporto sessi equilibrato, ipotizzando che selezione
naturale ed evoluzione fossero i meccanismi alla base
di tale fenomeno (Darwin 1871).
Nel 1930 Fisher propose una teoria per spiegare i
vantaggi di un rapporto sessi equilibrato. In
condizioni di rapporto sessi sbilanciato, gli individui
del sesso meno abbondante hanno in generale una
maggior probabilità di riprodursi e, dunque, un
vantaggio in termini evolutivi. Poiché ciascun
individuo ha un quantitativo limitato di energia da
utilizzare per la riproduzione, la selezione naturale
favorisce quegli individui che sono geneticamente
predisposti a generare prole secondo un rapporto
sessi distorto a favore del sesso meno abbondante.
Nel susseguirsi delle generazioni, però, gli individui
del sesso più raro diventano sempre più numerosi,
perdendo di fatto il proprio vantaggio evolutivo ed
eventualmente divenendo svantaggiati. La soluzione
di questo processo iterativo è un rapporto sessi
equilibrato (Fisher 1930). La teoria di Fisher fornisce
una spiegazione convincente per la diffusa presenza
di un rapporto sessi unitario ma non è in grado di
spiegare le distorsioni presenti in alcune popolazioni
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