psicoanalisi.it http://www.psicoanalisi.it/psicoanalisi/5862#.Vs7cUccUyzY Quirino Zangrilli Psicoanalisi dell’Aggressività (Estratto della relazione tenuta dall’Autore al Congresso “Essere donna oggi: Tra stalking, molestie e femminicidio, I molteplici volti della violenza di genere”, Sora, giugno 2014) Il primo atto aggressivo coincide con l’inizio stesso della nostra vita: Lo spermatozoo, che ha subito la maturazione spermatica durante il transito lungo le vie genitali femminili, incontra l’uovo: Inizia allora la reazione acrosomiale, consistente nella liberazione da parte dello spermatozoo di enzimi litici, che distruggono il cumulo ooforo e la zona pellucida dell’uovo. La vita dell’essere umano inizia dunque con un atto aggressivo necessario per violare la struttura cellulare di un’altra struttura vivente e dar vita al progetto di eternamento del genoma. E pensiamo a quanta aggressività sia stata messa in campo dai nostri antichi progenitori per procacciarsi il cibo uccidendo animali o per difendere se stessi e la propria prole dalle fiere o da attacchi di gruppi umani ostili. Certo qui ci troviamo di fronte ad una aggressività “benigna” come Fromm la descrive in “Anatomia della distruttività umana” del 1973, al servizio della sopravvivenza dell’individuo e della specie, essa è biologicamente adattiva, e cessa quando viene a mancare l’aggressore. L’altro tipo, l’aggressività “maligna”, e cioè la crudeltà e la distruttività, è specifica della specie umana, sembra praticamente assente nella maggior parte dei mammiferi, non è programmata filogeneticamente (qui Fromm dissente da Freud) e non è biologicamente adattiva; non ha alcuno scopo e, se esercitata, procura voluttà. Moltissime categorie di studiosi si sono occupati dello studio dell’aggressività umana. Mi piace considerare che le categorie più vicine alla clinica, gli psicoanalisti, gli antropologi e gli etnologi, praticamente concordino: si, l’aggressività umana è innata, predeterminata filogeneticamente, programmata