I l progetto dell’ICR per la realizzazione di una scheda conservativa per i dipinti mu- rali viene a colmare una lacuna nel settore: fi- nora, com’è noto, nel settore dipinti era sta- to pubblicato solo il modello schedografico realizzato dall’Istituto per pitture su tela e ta- vola, da cui quello che qui si presenta ha pre- so le mosse, ultimo esito della più che tren- tennale ricerca dell’ICR nel campo 1 . Questo nuovo elaborato, frutto della stretta collaborazione fra le figure professionali del- lo storico e del restauratore, ha l’ambizione non solo di fotografare lo stato di conserva- zione all’oggi, ma di fornire altresì una cono- scenza della storia conservativa dell’oggetto, che spesse volte ne ha influenzato le modalità di trasmissione fino al presente. In altre pa- role viene introdotto all’interno della sche- datura conservativa l’elemento della diacro- nia che, sola, permette di contestualizzare al- cune operazioni e fenomeni riscontrati sulle opere; d’altro canto, l’inserimento in una gri- glia cronologica di alcune operazioni effet- tuate sui dipinti, ancorché in certi casi di non eccelsa valenza estetica, consente di utilizzar- le come elemento datante nei casi di altre opere per cui non si disponga di notizie cer- te; in altre parole, se in prima battuta sono stati i dati documentari – cronologia del rin- venimento, di stacco, di alcune operazioni di restauro – a permettere la creazione della suddetta griglia, oggi è possibile utilizzare la presenza di una determinata vernice, o di un certo tipo di supporto, come terminus per la musealizzazione di dipinti privi di altre indi- cazioni. I materiali di intervento, a volte integral- mente conservati, altre volte parzialmente rimossi, possono non essere più idonei per la qualità delle materie prime impiegate e/o per il degrado avvenuto nel tempo; essi se- gnano comunque un tracciato ricco di ele- menti utili per potere, almeno in parte, ri- costruire la storia conservativa dell’oggetto, dal momento della sua rimozione dal sito originale fino ad oggi; essi costituiscono un tassello non trascurabile di una storia del re- stauro di questa classe di materiale, ancora in gran parte da scrivere 2 . Ciò deve indurre – o almeno lo si auspica – ad una maggiore attenzione alla fase della documentazione, nonché a scelte ponderate a favore o meno della rimozione di questi interventi pre- gressi. La scheda che qui si pubblica (tavv. III-XIV) è concepita come una guida ragio- nata per l’inserimento dei dati e un indi- spensabile e perpetuo corredo dell’oggetto ed è stata pertanto progettata come un si- stema aperto e implementabile nel tempo con nuove informazioni; inoltre, la possibi- lità di interrogare il database per effettuare ricerche incrociate (tav. II) risulta un utilis- simo strumento per la comprensione e l’in- quadramento di alcuni fenomeni. Il taglio prescelto per la scheda – che, ancor- ché di facile utilizzo, risulta molto volumi- nosa – ha consigliato di rinunciare ad ogni pretesa di onnicomprensività: pertanto uno spazio minimo è stato dedicato ai dati più strettamente storico-artistici – nel nostro ca- so non dirimenti – come iconografia, crono- logia dell’originale e attribuzione, per i qua- li si rimanda, all’interno del tracciato 3 , alle schedature dedicate, dove tali aspetti sono trattati estensivamente; anche della tecnica esecutiva, benché concorra indubbiamente allo stato di conservazione, vengono indica- ti solo gli aspetti più salienti 4 , poiché una mi- nuziosa descrizione presuppone pulitura e controlli diagnostici, operazioni entrambe non effettuabili estensivamente in una fase preliminare del lavoro, quale è quella del ri- levamento dati. Viceversa, grande importanza è stata asse- gnata ad altre informazioni in genere trascu- rate anche nella letteratura specialistica, qua- li ad esempio la cronologia del rinvenimento e dello stacco 5 , oppure la sequenza cronolo- gica e le caratteristiche delle diverse musea- lizzazioni. L’ideazione della scheda si è avvalsa, come ca- so concreto su cui basarsi e palestra per la spe- rimentazione e i progressivi affinamenti, di cantieri didattici nei depositi che custodisco- no parte della collezione di dipinti romani staccati del Museo Archeologico Nazionale di Napoli 6 . Si tratta, com’è noto, della più estesa collezione di questo tipo esistente al mondo 7 ; essa è largamente rappresentativa non solo della pittura dal secondo al quarto La scheda conservativa di rilevamento per dipinti murali staccati 107 La scheda conservativa di rilevamento per dipinti murali staccati Federica Di Cosimo, Carla Giovannone, Antonio Guglielmi, Costanza Longo, Gabriella Prisco