PSICOLOGIA SOCIALE n. 2, maggio-agosto 2006 237 Fare la cosa giusta per il motivo sbagliato? Giuseppe Sciortino Vi sono pochi dubbi sul fatto che la nozione di cultura stia tornando al centro dell’atten- zione delle scienze sociali, dopo un trenten- nio di oblio o di grande diffidenza (Alexan- der e Smith, 1998) Da un lato, la popolarità delle spiegazioni basate sull’individualismo razionalistico (alcuni direbbero sull’impe- rialismo economico), che hanno dominato in forme diverse il lavoro teorico degli ulti- mi decenni, cominciano a mostrare le prime crepe. Dall’altro, il programma dei cultural studies – col suo misto di innovazione con- cettuale, metodologia anarcoide e marketing spregiudicato – comincia a mostrare la cor- da. Si sta così liberando uno spazio per quei ricercatori che sono interessati a riflettere sul ruolo della cultura all’interno di programmi di ricerca empiricamente rigorosi. Ricerche sulla dimensione culturale vengono oggi condotte anche all’interno delle discipline tradizionalmente più ostili, come le scienze politiche e persino l’economia. Se si guarda agli articoli pubblicati sulle riviste più presti- giose, ai programmi di ricerca più innovativi, alle nuove reti scientifiche, è facile scoprire che la marginalizzazione della dimensione culturale è ormai un fenomeno residuale. Per non parlare del tema delle differenze culturali e degli effetti di queste sui conflitti delle società occidentali contemporanee, un tema sul quale si è sviluppato un ricco, per quanto confuso, dibattito (Sciortino, 2003). Anche chi, come chi scrive, giudica questi sviluppi in modo positivo dovrebbe mantenere una certa cautela su queste ten- denze. Chi, all’apogeo della sintesi parson- siana tra antropologia, sociologia e psicolo- gia sociale alla fine degli anni ’50 (Parsons, Shils, Naegele et al., 1961), avrebbe potuto predire che nel giro di pochi anni si sarebbe assistito a un cambiamento del clima intel- lettuale sufficientemente drastico da fare quasi scomparire il riferimento alla dimen- sione culturale nell’analisi dell’azione uma- na? E quale antropologo avrebbe predetto che i fasti dello strutturalismo culturalista si sarebbero dissolti nel giro di pochi anni nell’attuale sarabanda postmoderna? Il crol- lo del precedente cultural turn non derivò soltanto da fattori esterni; questi al più ac- celerarono un processo di svalutazione che aveva le sue radici nelle difficoltà analitiche presenti nella prospettiva di quei teorici e nella mancanza di un adeguato sviluppo concettuale (Alexander e Smith, 1993). Dato che la nozione di cultura è un campo fertile per successi momentanei e per mode estemporanee, è positivo che al- l’attuale riscoperta del concetto di cultura si accompagni, nei diversi campi disciplinari, una notevole riflessione sulle implicazioni e sui vincoli di tale nozione e una notevole riflessività. Il saggio di Giuseppe Mantovani si iscrive in questa riflessione critica e riesce a sollevare con successo il velo su quanto lavoro resti ancora da fare per una com- prensione adeguata della dimensione cultu- rale del comportamento umano e della vita