E1 MANAGING PATIENTS PRESENTING WITH ATRIAL FIBRILLATION OF RECENT ONSET: OLD AND NEW PHARMACOLOGIC APPROACHES AND OUTCOMES A. Conti, B. Del Taglia, L. Sammicheli, F. Nicolosi, S. Raveggi, F. Pieralli, F. Luise, S. Grifoni, S. Magazzini, B. Paladini Emergency Medicine and Chest Pain Unit, Pordenone Background. Safety and efficacy of different pharmacologic treatment strategies were assessed in patients (pts) presenting with atrial fibrillation of recent onset (<24 hours, AF), by an open label, single centre, randomized study, which aims to enrol 450 patients. Patients and methods. Within a first-line 6-hours approach, pts received i.v. bolus Amiodarone (300 mg, A.), or Propafenone (140 mg, P.), or Flecainide (150 mg, F.) depending on clinical condition.Patients who did not recover sinus rhythm (SR) were submitted to a second-line 18-hours approach, and they were randomized to received a second i.v. bolus of the same drug previously given or oral Quinidine (750 mg, Q.). End points. SR or need of DC shock. Results. During the year 2005, we enrolled 137 pts with AF (mean age 64± 28 year).Out of these, 54 pts were treated with A., 63 pts with P., and 20 pts with F. Forty-eight pts restored SR by the first-line approach, and 80 pts by the second- line approach (35%, mean age 63±13 year, 131±151 minutes, and 58%, mean age 65±020 year, 196±173 minutes, respectively; p<0.03); 9 pts needed DC shock. Overall, SR was obtained in 28/31 A-pts, 36/37 P-pts, 16/17 F-pts, and 53/57 Q-pts (p=n.s. for all comparisons). Time of restored SR was 297±260 minutes A-pts, 101±81 minutes P-pts, 110±154 minutes F-pts, and 178±256 minutes Q-pts (A. vs others, p<0.002). No significant differences were found in QRS and QTc duration among groups. Conclusions. In pts with AF of recent onset, A., P., F., and Q.succeed in restoring safely and effectively SR in 90%, 97%, 94%, and 93%, respectively, by a 24-hours treatment strategy.Amiodarone needed longer time for restoring SR as compared with P., F., and Q.Quinidine could represent a low-cost effective alternative option to usual treatment E2 COMPARAZIONE RANDOMIZZATA TRA CONFIGURAZIONE A 2 E 3 CATETERE NELL’ABLAZIONE DI FLUTTER ATRIALE F.Venditti, M.M. Gallagher, L. Santini, G. Magliano, M. Sgueglia, E. Pisani, F. Romeo Dipartimento di Cardiologia, Università “Tor Vergata”, Roma Introduzione. Attualmente la maggior parte delle procedure di ablazione di Flutter atriale tipico viene effettuata mediante l’impiego di tre cateteri: un decapolare o in alternativa un catetere steerable standard vengono posizionati in atrio destro; un secondo deflectable viene posizionato in seno coronarico; un terzo catetere ablatore, 8 mm o 4 mm irrigato, viene utilizzato per eseguire la linea di ablazione in corrispondenza dell’Istmo cavo-tricuspidalico mediante erogazione di RF. Scopo dello studio. In questo studio ci siamo proposti di confrontare in termini di efficacia, tempi di esecuzione della procedura, costi per il SSN, la procedura di ablazione standard che prevede l’impiego di tre elettrocateteri con una tecnica più semplificata che prevede l’utilizzo di due soli elettrocateteri: uno quadripolare impiegato per il mappaggio dell’atrio destro e successivamente per l’erogazione di RF in corrispondenza dell’Istmo cavo-tricuspidalico, e un secondo quadripolare utilizzato per la stimolazione in seno coronarico. Materiali e metodi. Nel periodo da novembre 2005 a maggio 2006 abbiamo arruolato per il presente studio 8 pazienti, candidati alla procedura di ablazione di Flutter atriale tipico. I pazienti, di cui 5 maschi e 3 femmine, con età compresa tra 44 e 80 anni, sono stati randomizzati in due gruppi per essere rispettivamente sottoposti a procedura standard con tre elettrocateteri o a quella con due elettrocateteri. Sono stati analizzati i tempi di esecuzione della procedura, l’efficacia a breve temine , la tollerabilità delle metodiche e i costi conseguenti l’utilizzo dei materiali. Risultati. Nel gruppo randomizzato a 3 cateteri la procedura ha avuto una durata media di 83 min e il blocco bidirezionale dell’istmo cavo tricuspidalico si è raggiunto con un numero medio di erogazioni RF pari a 13.Nel gruppo randomizzato a due cateteri in un caso è stato necessario crossover a 3 cateteri. In questo gruppo la durata media della procedura è stata di 152 min, e il blocco bidirezionale dell’istmo cavo-tricuspidalico si è raggiunto con un numero medio di erogazioni RF pari a 27. Il costo medio della metodica con tre elettrocateteri è stato di 3600 euro; il costo medio della tecnica con due soli elettrocateteri, compreso l’impiego per più lungo tempo della sala operatoria e del personale addetto, è stato di circa 2000. Conclusioni. Nel nostro studio si evidenziato che l’ablazione di Flutter atriale tipico che prevede l’impiego di 2 soli elettrocateteri, a parità di efficacia rispetto al metodo standard, ha mostrato rispetto ad esso un aumento della durata media della procedura, e che il raggiungimento del blocco bidirezionale dell’istmo cavo tricuspidalico è stato ottenuto con un numero circa doppio di erogazioni RF. Per contro, la tecnica con due elettrocateteri ha consentito un significativo risparmio in termini economici, garantendo un’efficacia sovrapponibile a quella della tecnica standard e tale da renderla a nostro avviso più cost-effective. E3 ABLAZIONE TRANSCATETERE DI FIBRILLAZIONE ATRIALE PERMANENTE:CONFRONTO DEI RISULTATI A LUNGO TERMINE DI DUE DIVERSE STRATEGIE ABLATIVE S. Riva (a,b), G. Fassini (a,b), R. Chiodelli (a,b), N.Trevisi (a,b), G. Maccabelli (a,b), F.Veglia (a,b), P.Della Bella (a,b) (a) Centro Cardiologico Monzino, Unità Operativa di Aritmologia, Milano, (b) Università degli Studi di Milano Scopo. L’ablazione con radiofrequenza mediante deconnessione delle vene polmonari (VP) rappresenta una terapia curativa per la fibrillazione atriale (FA). Tuttavia, l’esito della procedura non è ancora ottimale nei casi di FA permanente. È stato dimostrato che l’aggiunta di lesioni lineari in atrio sinistro incrementa la percentuale di successo. Scopo dello studio è stato valutare se, in associazione all’isolamento delle VP elettrofisiologicamente (EF) comprovato e alla effettuazione della linea dell’istmo mitralico (MIL), l’aggiunta di lesioni lineari in atrio sinistro guidate dal mappaggio elettroanatomico (EA) possa incrementare il successo a lungo termine della procedura. Metodi. Cinquantasei pazienti (6 donne, età media 58±9.8 aa) affetti da FA permanente (2-12 mesi) e refrattaria alla terapia farmacologica, sono stati randomizzati in due gruppi: approccio EF puro Gruppo 1 (isolamento VP+MIL) e approccio EF-EA Gruppo 2 (isolamento VP+MIL+lesioni lineari atrio sinistro). In tutti i pazienti è stata effettuata ablazione dell’istmo cavo tricuspidalico. Tutti i pazienti sono stati sottoposti a monitoraggio ECG telemetrico per 48 ore dopo la procedura, e successivamente a vista ambulatoriale e ECG Holter di lunga durata a 1 mese e ogni 3 mesi. Risultati. La deconnessione di tutte le VP è stata ottenuta in tutti i pazienti del Gruppo 1 (31 pz, 2 donne) e del Gruppo 2 (25 pz, 4 donne). Il blocco bidirezionale dell’istmo mitralico (confermato elettrofisiologicamente) è stato ottenuto in 17 (55%) pz del Gruppo 1 e in 13 (53%) pz del Gruppo 2. Nel Gruppo 2 solo in 4 pz (16%) è stato possibile documentare con mappaggio elettroanatomico la presenza di blocco bidirezionale lungo le linee di lesione aggiuntive effettuate. Il follow-up medio (range) è stato di 15 (5-28) mesi. La sopravvivenza libera da recidive a un anno dall’ablazione è stata pari al 47.4% nel Gruppo 1 e al 37% nel Gruppo 2 (p=ns).Trattando le recidive verificatesi nei primi 4 mesi mediante una cardioversione elettrica, il tasso di sopravvivenza a un anno senza recidive è risultato significativamente aumentato (73.6% nel Gruppo 1, 62.8% nel Gruppo 2), ma non significativamente differente fra i due approcci (p=0.68). Le variabili maggiormente correlate a un esito positivo della procedura sono risultate il conseguimento del blocco bidirezionale lungo l’istmo mitralico e le dimensioni basali dell’atrio sinistro (valore di cut off diametro 45 mm). La durata della procedura è risultata significativamente differente nei due gruppi (235 min Gruppo 1 vs 331 min Gruppo 2; p<0.001). Conclusioni. Rispetto all’esecuzione di isolamento delle vene polmonari, comprovato elettrofisiologicamente, e dell’istmo mitralico, l’associazione di altre lesioni lineari in atrio sinistro, non sembra aggiungere un vantaggio in termini di efficacia procedurale. Ciò non esclude, tuttavia, che in situazioni specifiche (flutter atriale atipico) l’effettuazione di lesioni lineari aggiuntive non comporti un miglioramento del successo procedurale L’ablazione dell’istmo mitralico e le dimensioni striali sinistre inferiori a 45 mm di diametro, sono associate a un miglioramento, seppure non statisticamente significativo, della percentuale di successo a lungo termine. Il valore predittivo delle recidive precoci (>4 mesi) sui risultati a lungo termine sembra essere basso. Nei primi mesi dopo l’ablazione è quindi necessario perseguire attivamente il mantenimento del ritmo sinusale per garantire un buon esito a lungo termine. E4 FLUTTER ATRIALE E LIPOMATOSI DEL SETTO INTERATRIALE A. Scorza, F. De Vito, O. Fabiani, F.M. Ranieri, S. Braucci, L. Angrisani, M. Meggiorini, M. Trappolini Dipartimento di Medicina Interna, Ospedale S. Andrea, Università degli Studi “La Sapienza”, Roma Introduzione. La lipomatosi del setto interatriale (LSI) è una patologia cardiaca relativamente rara e benigna, caratterizzata da accumulo abnorme, non capsulato, di tessuto adiposo a livello del setto interatriale. Più frequente nei soggetti anziani obesi, di sesso femminile, è quasi sempre asintomatica e spesso reperto occasionale all’ecocardiogramma (ETT). Sporadicamente può associarsi ad aritmie sopraventricolari e, in alcuni casi, determinare ripercussioni sull’emodinamica cardiaca fino allo scompenso cardiaco. Riportiamo il caso di una paziente con LSI e storia di flutter atriale recidivante. Caso clinico. Una donna di 66 anni veniva ricoverata presso il nostro reparto proveniente dal P.S., dove si era recata per palpitazioni e dispnea, insorte da alcune ore. La paziente, obesa, riferiva in anamnesi ipertensione arteriosa di grado lieve, intolleranza glucidica. Al momento della visita era moderatamente dispnoica, con decubito semiortopnoico obbligato.La PA era 140/90 mmHg; la FC circa 150 bpm; i toni cardiaci erano parafonici e l’azione cardiaca tachiaritmica; mal valutabili le pause cardiache. Non vi erano segni di stasi polmonare, né reperti patologici a livello addominale.L’ecg mostrava flutter atriale comune, con conduzione A-V variabile 2:1-3:1. L’aritmia venne rapidamente convertita in ritmo sinusale con la somministrazione di propafenone per via endovenosa. In passato la paziente aveva sofferto di episodi analoghi, autolimitantisi, per cui non aveva assunto alcuna terapia. Gli esami di laboratorio, comprensivi del dosaggio degli ormoni tiroidei, risultavano normali. La radiografia del torace escluse la presenza di patologie pleuroparenchimali concomitanti. L’ETT mostrò normali dimensioni della cavità e spessori parietali del ventricolo sinistro e delle sezioni destre; normale cinesi globale e segmentaria; alterato rilasciamento ventricolare (E/A <1); ispessimento del setto interatriale, circa 12 mm, con aspetto a tipo lipomatosi, senza evidenza di shunt, con aggetto in atrio destro. La risonanza magnetica (RM) cardiaca, confermò trattarsi di una lipomatosi del setto Aritmie 267S G Ital Cardiol Vol 7 Suppl 1-12 2006