V. L’ALTRA AGIOGRAFIA: LE CRONACHE Celestrino [...] santo remito, chiamato Piero di Morrona [...] essendo huomo reli- gioso e di santa vita, elli fue ingannato sottilmente da papa Bonifazio per questa ma- niera: che llo decto Papa, per suo trattato e per molta moneta che spese al patrizio, rin- chiudevasi la notte nella camera del Papa, ed avea una tronba lunga, e parlava nella tronba sopra il letto del Papa, e dicea: «Io sono l’angelo che tti sono mandato a parla- re, e comandoti dalla parte di Dio glorioso, che tue immantanente debi rinunziare al papato, e ritorna ad essere romito». [...] tanto ch’elli rinunciò il papatico [...]. Elli fue sinpricissimo e sancto. In vita fece miracoli di molte cose. Elli cavalcava l’asino e vil- mente vestia, e similglante vivea. E si disse ch’elli morio in prigione nella roccha di Formone [...] per fattura di papa Bonifazio 1 . Così una cronaca fiorentina del Trecento dava conto della rinunzia al pon- tificato e della morte in prigionia di papa Celestino V. Come l’esegesi del con- troverso passo di Dante ha fatto di Celestino il papa «del gran rifiuto» 2 , così 1. Cronaca fiorentina, in Testi fiorentini del Dugento e dei primi del Trecento, ed. A. Schiaffini, Fi- renze, Sansoni, 1926, p. 142. 2. «Poscia ch’io v’ebbi alcun riconosciuto, / vidi e conobbi l’ombra di colui / che fece per viltà il gran rifiuto» (Inf. III, 58-60). Sull’identificazione dell’ombra fuggitiva in Celestino V, già suffragata dai più antichi commentatori di Dante (Bambaglioli, Iacopo della Lana, Pietro di Dan- te, Ottimo, Buti, Anonimo Fiorentino, e, con qualche riserva, anche Boccaccio), esiste una let- teratura immensa. Si ricordano solo due interventi recenti: P. Golinelli, Ancora di colui «che fece per viltade il gran rifiuto», in «Rivista di storia e letteratura religiosa», 31 (1995), pp. 443-60, ritiene che l’impiego del termine “vilitas” da parte di Dante sia da intendersi in contrapposizione a “nobi- litas”, non in una accezione morale, ma sociale, come riferimento alle umili origini del ponte- fice; V. Gigliotti, ‘Fit monachus, qui papa fuit’. La rinuncia di Celestino V tra diritto e letteratura, ibid., 44 (2008), pp. 257-323: 297-308, tende parimenti a escludere una implicazione etica nel giudi- zio di Dante, ma fornisce una spiegazione diversa: Celestino rinunziò al pontificato ritenendo- si inadeguato al suo alto incarico.