1 RICCARDO MARTINELLI Origine dei concetti e logica pura. Herbart, Lotze e Husserl 1. Herbart e Lotze nei «Prolegomeni a una logica pura» di Husserl Nei Prolegomena zur reinen Logik (1900) che costituiscono il primo volume delle Logische Untersuchungen, Husserl accomuna la logica di Herbart e quella di Lotze. Il raffronto viene istituito in un punto notevole dello sviluppo dell’opera. Dopo una lunga sezione (capp. III-IX) volta ad analizzare e a confutare lo psicologismo moderno nelle sue diverse forme, Husserl è sul punto di delineare il proprio ideale di una «logica pura» (cap. XI), quale programma delle successive ricerche. In questo contesto egli si volge indietro, verso i classici della logica tedesca (cap. X). Kant – egli osserva – distingue opportunamente tra logica pura e logica applicata, ma finisce con l’impoverire la prima in quanto si mantiene nell’ambito dell’arbitraria distinzione tra intelletto e ragione (§ 58). Con maggior favore Husserl guarda a Leibniz, capace di far convergere logica e matematica in una prospettiva lontana da ogni possibile tendenza psicologistica (§ 60). E’ nell’economia di questa ricostruzione che Husserl colloca il riferimento a Herbart e Lotze (§ 59), i quali si trovano per così dire incastonati tra Kant e Leibniz 1 . Secondo Husserl, Herbart ha il merito di distinguere chiaramente tra sfera logica e psicologica, in quanto riconosce l’idealità e l’obiettività del concetto in senso logico rispetto all’oggetto psicologico della rappresentazione. Questa fondamentale distinzione consente di evitare lo psicologismo, anche se poi Herbart non pronuncia «l’unica parola» capace di chiarificare la nozione logica in questione, non afferma cioè che «il concetto o la rappresentazione in senso logico non è altro che il significato identico delle espressioni corrispondenti» 2 . Ma Herbart commette un secondo e più grave errore allorché qualifica in senso normativo l’idealità del concetto. Herbart ha ragione a distinguere la psicologia quale «storia naturale dell’intelletto» dalla logica, ma sbaglia nel caratterizzare quest’ultima come una «morale del pensiero» (Moral für das Denken) 3 . Questa critica, prosegue Husserl, vale per tutti «i logici che si trovano nella sfera di 1 Cfr. E. Husserl, Logische Untersuchungen, in Husserliana. E. Husserl - Gesammelte Werke, a cura dello Husserl-Archiv di Lovanio diretto da H.L. van Breda e successori, Den Haag, Nijhoff, poi Dordrecht-Boston-London, Kluwer Academic Publishers, vol. XVIII, a cura di E. Holenstein e vol. XIX/1-2, a cura di U. Panzer, trad. it. a cura di G. Piana Ricerche logiche, Milano, Il Saggiatore, 1968, vol. I, pp. 221-229. 2 E. Husserl, Ricerche logiche, cit., vol. I, p. 225. 3 Husserl rimarca la differenza tra la «morale del pensiero» di Herbart e la «scienza pura, teoretica, che si cela dietro questa morale» (ibid., p. 225). Egli rifiuta l’idealità «normativa» intesa come «valore limite ideale da contrapporre ai casi singoli della sua realizzazione più o meno approssimata»: cfr. Ricerche logiche, cit., vol. I., pp. 369-370 (Prima ricerca).