96 97 LA CRISTIANIZZAZIONE DEL FORO ROMANO E DEL PALATINO. PRIMA E DOPO GIOVANNI VII LUCREZIA SPERA La formazione dello “spazio cristiano” sul Palatino e nel Foro romano L’installazione di chiese negli spazi pubblici dell’area centrale costituisce senza dubbio l’evidenza più marcata delle trasformazioni attraverso le quali il centro politico-monumentale della città sopravvive e riscrive la propria centralità fino all’alto medioevo. La mappa complessiva dei luoghi di culto impiantati entro l’XI secolo nel Foro romano e sul Palatino, comparti che reiterano nel tempo, rinnovandole, si vedrà, alcune antiche interconnessioni funzionali, fa emergere una rete articolata di chiese e oratori sorti, a più riprese, nella sequenza temporale di circa sei secoli, con una decisiva esplosione dal VI all’VIII (fig. 1). Essi avevano per lo più riattivato, con riutilizzi integrali o settoriali di apparati monumentali antichi, assecondando i tempi delle progressive dismissioni 1 e, generalmente, con minime integrazioni e adeguamenti architettonici, ediici preesistenti in disuso. Tale tendenza dominante, se da una parte permette di riconoscere nel radicamento del cristianesimo nell’Urbe il fattore più dinamico e riqualiicante entro i processi di sfaldamento della città antica, pone dall’altro, per i secoli dell’età romano-imperiale, gota e bizantina, i quali precedono i più radicali riassetti amministrativo-istituzionali 2 , la questione di eventuali mutamenti del proilo giuridico degli spazi che non può essere ridotta all’ottica semplicistica di alienazione e privatizzazione delle aree pubbliche 3 . Il caso esempliicativo del Pantheon, riadattato in chiesa, su concessione dell’imperatore Foca, durante il pontiicato di Bonifacio IV (608-615), ma ancora sotto il controllo imperiale nella seconda metà del VII secolo 4 , indurrebbe per molti casi a ipotizzare che si tratti di speciali condizioni di uso, senza la perdita della giurisdizione da parte del potere centrale. Nella riconigurazione altomedievale del Foro romano intorno alla piazza dei rostri si disponevano le chiese di Sant’Adriano, nella Curia Senatus 5 , di Santa Martina, sovrapposta, con rapporti strutturali di incerta deinizione, ad una delle “tabernae” del Foro di Cesare 6 , dei Santi Sergio e Bacco, in una prima fase forse probabilmente prossima al tempio della Concordia o, si può pure ipotizzare, dei Dioscuri, ma alla ine dell’VIII secolo ricostruita da papa Adriano I (772-795) presso l’arco di Settimio Severo 7 ; una piccola aula a tre navate, probabilmente con dedica mariana (Santa Maria in Cannapara o Santa Maria in Foro?), era stata realizzata, mediante la tamponatura di tre arcate occidentali e di una settentrionale, entro i contorni della basilica Giulia 8 e anche resti della cella del prossimo tempio di Saturno, riconosciuti entro accumuli di materiali di crollo, ne facevano sospettare un riuso, forse però non precedente l’XI-XII secolo, come oratorio, si è supposto quello di San Salvatore de Stadera noto dalle fonti medievali 9 . Alle pendici nord-occidentali del Palatino, nell’area del prestigioso santuario della fonte di Giuturna, un insieme di vani, come è noto ancora di dubbia interpretazione funzionale, ma con sicurezza correlati alla Domus Tiberiana 10 , aveva accolto, entro il VI secolo, l’oratorio di Santa Maria Antiqua 11 e quello, prossimo, dedicato