7/5/2016 InStoria  L'affresco e la pittura a calce  Parte I http://www.instoria.it/home/affresco_calce_tecniche_pittoriche_I.htm 1/3 . . [ISSN 1974028X] . . . . . . . . . . . ARTE N. 80  Agosto 2014 (CXI) L'AFFRESCO E LA PITTURA A CALCE BREVE ANALISI DI TECNICHE PITTORICHE D'ANTICA AFFIDABILITÀ  PARTE I di Federica Campanelli La tecnica pittorica dell’ affresco rientra nella categoria della pittura parietale ed è nota per essere tra le più antiche, difficoltose e soprattutto durature. Spesso, però, il termine 'affresco' è utilizzato impropriamente per intendere qualsiasi tipologia di dipinto parietale, tralasciando la dovuta considerazione del legante pittorico impiegato, che è il principale “indicatore” della tecnica artistica. Eppure, anche quando il medium è identificabile, non è detto che possa trattarsi di un vero affresco ma, come specificato in seguito, di un dipinto a calce, detto anche mezzofresco o falso fresco. Nell’affresco propriamente detto – non a caso chiamato anche buon fresco dagli illustri Cennino Cennini nel suo Libro dell’arte (fine del XIV secolo) e da Giorgio Vasari ne Le Vite de più eccellenti pittori, scultori e architettori (XVI secolo) – il pigmento non è applicato “a corpo”, cioè veicolato da un legante, ma è stemperato semplicemente in acqua: il pigmento troverà il legante nella preparazione stessa, rappresentata da uno strato di intonaco ancora fresco, da cui il nome della tecnica. Terminato il processo chimico di carbonatazione della calce, i pigmenti saranno inglobati nella struttura cristallina del carbonato di calcio, formatosi per la suddetta reazione in fase acquosa. La carbonatazione è la reazione che, dall’ idrossido di calcio, ossia calce spenta, porta alla formazione di carbonati, in presenza di diossido di carbonio e conseguente perdita d'acqua. Sinteticamente può esser descritta come segue: Ca(OH) 2 +CO 2 CaCO 3 +H 2 O Condizione necessaria è, dunque, la presenza di anidride carbonica, quindi di aria. Per tale motivo le calci che rispondono a questo principio sono dette aeree. Poiché il processo avviene piuttosto velocemente sulla superficie esposta, per poi proseguire lentamente in profondità (la velocità di penetrazione diminuisce nel tempo in relazione alla concentrazione di CO 2 , dei valori di umidità relativa e temperatura), i pittori hanno messo in atto vari espedienti per ottimizzare le condizioni ambientali e migliorare il risultato finale. Una valida pratica di bottega, semplice ma efficace, consisteva nel comprimere la superficie dell’intonaco messo in opera per far risalire in superficie l’acqua di calce, sopperendo così alla necessità di mantenere – per la sola durata della stesura pittorica – un'ottimale concentrazione di acqua d'imbibizione nello strato preparatorio. Nella pittura a calce, a differenza dell’affresco, si fa un uso “tradizionale” del legante, se per tradizionale intendiamo la maniera più classica di applicare le stesure pittoriche su di un supporto, e cioè veicolando i pigmenti attraverso il medium. In questa tecnica il legante è impiegato in forma di latte di calce o acqua di calce: nel primo caso si ha un fluido in cui le particelle di Ca(OH) 2 sono in sospensione acquosa; nell’acqua di calce, invece, si ha una soluzione satura di Ca(OH) 2 . Entrambe le forme – latte e acqua di calce – possono essere estratte dal medesimo composto, cioè dal grassello, una pasta idrata dalla consistenza untuosa, ottenuta per spegnimento della calce viva. Le pitture parietali a calce possono essere eseguite su superfici completamente asciutte o quando il processo di carbonatazione è già in atto. I pigmenti sono, dunque, preventivamente stemperati in latte o acqua di calce e applicati sull’intonaco. A un primo sguardo le due tecniche possono essere facilmente confuse per l’aspetto del tutto simile che assumono le superfici dipinte ma internamente si nascondono delle differenze morfologiche facilmente intuibili: nell’affresco, infatti, le particelle di pigmento devono penetrare nella preparazione affinché acquisiscano coesione e il risultato non può che essere la formazione di uno strato pittorico estremamente sottile e “fuso” con l’intonaco sottostante, senza soluzione di continuità; nella pittura a calce ciò non accade in quanto le stesure pittoriche sono “sovrapposte” alla preparazione ormai inerte e ciò giustifica generalmente – ma non sempre – spessori maggiori dello strato pittorico. C’è da dire che sono pochi i manufatti eseguiti in toto ad affresco, il più delle volte, infatti, il dipinto affrescato veniva ultimato con rifiniture a secco, usando soprattutto calce e tempera. Non sono poi rari i casi in cui questi, addirittura, prevalgono, tanto da non poter più parlare di affresco, nonostante GBE EDITA E PUBBLICA: .  Archeologia e Storia .  Architettura .  Edizioni d’Arte .  Libri fotografici .  Poesia .  Ristampe Anastatiche .  Saggi inediti . . InStoria.it cerca by FreeFind EXTEMP