1 Indici in mutamento: il caso dell’esclusione sociale 1 Isabella Mingo 1.Introduzione La messa a punto e l’uso di indici, indicatori di concetti o di fenomeni sociali più o meno complessi, è una prassi sempre più diffusa a livello nazionale e internazionale, sia nell’ambito delle politiche sociali che nella riflessione scientifica (cfr. cap.4). Tali indici, necessari per rilevare e monitorare i fenomeni, richiedono di essere progettati e calcolati. L’obiettivo di questo capitolo è di evidenziare la complessità di queste procedure di “costruzione”, focalizzando l’attenzione sul fenomeno, quanto mai attuale, dell’esclusione sociale, a partire dalle esperienze delle istituzioni Europee e nazionali dell’ultimo decennio 2 . Per rilevare, analizzare empiricamente e monitorare lesclusione sociale vengono usati alcuni indici che ne sintetizzano e quantificano i diversi aspetti, ma prioritariamente essi vengono progettati seguendo un’articolata procedura logica e operativa che non può prescindere dalle fasi seguenti: 1- la definizione del fenomeno; 2-la individuazione delle dimensioni che si ritengono rilevanti; 3-la scelta e la rilevazione di specifiche variabili, indicatori delle suddette dimensioni; 4- la scelta dei metodi di sintesi di tali indicatori al fine di ottenere uno o più indici sintetici che quantificano il fenomeno complesso oggetto di analisi. Come accade spesso per i fenomeni sociali, non esiste nella vasta letteratura sull’argomento 3 , una definizione univoca di esclusione sociale: si tratta di un concetto polisemico e articolato, che non soltanto sfugge ad una chiara delimitazione, ma soprattutto muta nel tempo, con inevitabili ricadute sulle procedure operative e sugli indici progettati ai fini dell’analisi empirica, come si cercherà di evidenziare nei paragrafi seguenti. 2.Concetti in mutamento Per l’autorevolezza della fonte ai fini delle politiche sociali, ci soffermeremo sulle definizioni di esclusione sociale che la Commissione di Indagine sull'Esclusione Sociale (CIES) fornisce rispettivamente nel primo e nell’ultimo Rapporto annuale del 2000 e del 2011-2012: «Gli “esclusi” sono i soggetti che occupano le posizioni più basse della stratificazione sociale, un gruppo di persone che non solo dispone di una quantità di risorse inferiore a quella giudicata minima per condurre un'esistenza normale, ma che soprattutto risulta in qualche modo separato dal resto della società. […] Genericamente, nel discorso corrente gli esclusi sono quindi coloro che, oltre a fruire di una quantità insufficiente di risorse, sono emarginati o estraniati dalle stesse norme e pratiche sociali che regolano l'inclusione degli individui nella società alla quale appartengono.»( CIES 2000, p.75). «Dal punto di vista normativo, esclusione sociale significa povertà congiuntamente ad emarginazione sociale. In senso sociologico, l’esclusione sociale è un processo multidimensionale e stratificato di progressiva rottura sociale che causa il distacco di gruppi e individui dalle relazioni sociali e dalle istituzioni, impedendo la loro piena partecipazione alle comuni attività della società in cui vivono. L’esclusione può essere considerata un fenomeno sociale di “secondo grado”, vale a dire determinato dall’accumulo dinamico di una pluralità di processi di dequalificazione di tipo elementare su individui e famiglie.» (CIES 2012, p.6) Le due definizioni, pur se espresse a distanza di circa un decennio, concordano nel ritenere che le dimensioni peculiari dell’esclusione sociale possono essere ricondotte : - alla dimensione economica che riguarda non soltanto le risorse monetarie ma anche quelle materiali disponibili; - alla dimensione sociale, riconducibile a sua volta a due sottodimensioni: l’indebolimento o l’assenza di reti sociali e la carenza o l’assenza di integrazione, ossia la progressiva rottura sociale, la estraniazione dalle istituzioni e dalle attività sociali. 1 Il contributo è stato pubblicato nel volume Mussino A. Di tutto, ma non tutto sulla Statistica Sociale, Edizione Nuova Cultura Roma Collana 3S, 2015. 2 Nel 2000 i Consigli Europei di Lisbona e di Nizza avviavano una strategia per la messa a punto di strumenti di misura e di benchmarking dell’esclusione sociale. Dieci anni dopo l’Unione Europea ha introdotto tra i cinque target della nuova Strategi a EU2020, quello di promuovere l’inclusione sociale (Consiglio Europeo, 2010). In Italia dal 2000 la Commissione di Indagine sull'Esclusione Sociale (CIES) ha il compito di studiare il fenomeno in un’ottica multidimensionale. 3 Per una rassegna della vasta letteratura sull’argomento si veda tra i tanti Apospori e Millar (2003), Goguel d’Allondans (2003).