Quelli come me non vanno in giro con la lente d’ingrandimento a fare geniali deduzioni. Siamo dei poveracci che frugano nella merda. (Dazieri 2001, p. 211) 1. Premessa La metafora di Sandrone Dazieri riportata in esergo è quanto di più esplicito possa rinviare a un aspetto delle cose, della conoscenza e del discorso sulle cose che la narrativa di detection mette sempre, in n dei conti, al centro dell’attenzione del lettore: la realtà che, a causa del delitto, si dà nel suo aspetto materiale, come il soma dei losogreci, corpo deprivato della capacità di qualunque movimento. La detective ction ha sempre a che fare primariamente con questa sorta di zoccolo duro della realtà, perché il suo fulcro è, appunto, l’omicidio. In questo senso, le storie “gialle” hanno una struttura ricorrente, che consiste nel passare dalla percezione del corpo morto, la realtà che è brutale per il suo essere ridotta a sola materia, alla conoscenza di tutto ciò che è stato necessario perché il corpo animato, vivo, fosse appunto reso materia. In fondo la detective ction è lo sforzo per raccontare la storia di quel corpo da vivo, la serie delle sue azioni e interazioni che hanno inne causato l’evento delittuoso; è l’impegno a sostituire una narrazione, intesa come conoscenza esplicitabile in parole, alla perce- zione muta di un grumo di materia inerte. Segni e parole nella detective ction Raaella Petrilli