107 CINQUE RIGHE IN MENO: STORIA DI UNA POLEMICA FRA LUIGI LUCIANO BONAPARTE E HUGO SCHUCHARDT Scopo del presente contributo è ripercorrere le tappe di una polemica che vide coinvolti il principe Luigi Luciano Bonaparte e Hugo Schuchardt riguar- do ad alcune asserite analogie fra il sassarese e le lingue celtiche insulari: l’atto iniziale della vicenda cade nel 1866, quello conclusivo nel 1909, dunque ben ol- tre la data di morte del primo dei due contendenti (che, come è noto, si collo- ca nel 1891). Al di là dell’interesse in sé della disputa, nella quale si contrapposero, in cer- to senso, diverse sensibilità, capacità e modalità di riflettere sulle lingue, rite- niamo che da questi fatti si possano ricavare indicazioni utili per una messa a fuoco migliore della figura scientifica del Bonaparte e per una definizione più precisa dell’apporto che essa seppe offrire, direttamente o indirettamente, alle discipline linguistiche grazie a un’attività multiforme. 1 1. All’interno dell’esteso progetto di raccolta di traduzioni di testi biblici in numerose lingue europee da lui stesso promosso, finanziato e coordinato, in particolare negli anni che vanno dal 1856 al 1870, con finalità comparative, è no- to l’interesse speciale che il principe Luigi Luciano Bonaparte dedicò alle va- rietà parlate in Sardegna. 2 Grazie, infatti, all’apporto decisivo del canonico Gio- vanni Spano, in appena otto anni (fra il 1858 e il 1866) furono voltati in lo- gudorese, campidanese di Cagliari, gallurese di Tempio e sassarese il Vangelo di san Matteo, il Cantico dei Cantici, la Profezia di Giona, il Libro di Rut e la Storia di Giuseppe Ebreo. 3 Come ha rilevato Antonietta Dettori, le ragioni di 1. È noto che ormai da più parti è stata segnalata come urgente l’esigenza di rivalutare l’opera del Bonaparte nell’àmbito degli studi linguistici dell’Ottocento. Oltre ai lavori che citeremo più oltre, si vedano, ad es., Sever Pop, La dialectologie. Aperçu historique et méthodes d’en- quêtes linguistiques, parte i. Dialectologie romane, Louvain-Gembloux, Chez l’auteur-Duculot, 1950, p. 485; Fabio Foresti, Le versioni ottocentesche del Vangelo di S. Matteo nei dialetti italiani e la tradizione delle raccolte di testi dialettali, Bologna, Clueb, 1980, pp. 19 sgg. e n. 24; Johannes Ka- batek, O príncipe Louis Lucien Bonaparte, precursor da lingüística galega, « Cadernos de lingua », vi 1992, pp. 5-26 (p. 5); Wolfgang Viereck, Prince Louis-Lucien Bonaparte and English Dialectology, in Actas del Congreso internacional de dialectología, Bilbao, 21-25 ottobre 1991, Bilbao, Euskaltzaindia, 1992, pp. 17-30 (pp. 18-23). 2. Su questo progetto abbiamo avuto modo di soffermarci diffusamente in altra occasio- ne: ci permettiamo pertanto di rinviare, anche per le indicazioni bibliografiche qui non es- senziali, a G. Lupinu, Bonaparte, Babele, il sardo, in Il Vangelo di San Matteo voltato in logudorese e cagliaritano. Le traduzioni ottocentesche di Giovanni Spano e Federigo Abis, a cura di Brigitta Pe- trovszki Lajszki e G. Lupinu, Cagliari, Cuec, 2004, pp. ix-lxxxiii. 3. Rammentiamo che tali versioni, divise per domini dialettali, sono le seguenti: a) per il logudorese: Il Vangelo di S. Matteo volgarizzato in dialetto sardo logudorese dal Can. G. Spano,