2000 d. c. Biopotere e biopolitica: sulle tracce della discussione Sandro Chignola Porto Alegre, PUCRS - Pontificia Universidade Católica do Rio Grande do Sul, 25-26 settembre 2016 Non è per tornare all’inizio di tutto, come per incontrare un’ultima radice, che vale la pena ripartire da Foucault. In fondo, non è di derivazioni, disseminazioni o di fraintendimenti, che intendo discutere qui. Ciò che mi interessa in apertura, piuttosto, è di rinvenire il punto di raccordo e di snodo – nemmeno Foucault è propriamente l’inventore, né, pertanto, il «sovrano proprietario» dei concetti di biopotere e di biopolitica, che recupera a sua volta da dibattiti che si svolgono a Parigi tra gli anni ’60 e ’70 e che egli conosce bene 1 - di un sistema di rimandi che, se riportato al suo asse di raccordo, può essere forse «tracciato» (*tractiare, der. di tractus, part. pass. di trahĕre «trarre»: contemporaneamente la traccia lasciata come impronta sul terreno, per esempio dal movimento di un animale o di un carro, il grafico di una curva che può essere disegnato o, come nel linguaggio marinaro, la rotta che occorre stabilire per orientare una navigazione, e infine la descrizione sintetica di uno stato di cose…) nella sua grammatica generativa e nelle sue linee di divergenza. Tracciare significa qui perciò almeno tre cose. Innanzitutto, «stare sulle tracce» del modo nel quale i concetti di biopotere e di biopolitica sono stati ripensati, dislocati, appropriati per istruire discorsi e pratiche altre rispetto a quelli di Foucault. In seconda istanza, sintetizzare un dibattito per provare ad orientarsi all’interno di esso. Ma anche, ed è questa la terza cosa, provare a capire verso cosa si muovono quelle tracce, di quale «movimento» (critico, politico, culturale) rappresentano l’indicatore o l’impronta. 1. Torniamo a Foucault, pertanto. Il termine biopotere ricorre, come tutte e tutti sanno, prima ancora che nei Corsi tenuti da Michel Foucault al Collège de France nella seconda metà degli anni ’70, nelle sezioni finali de La volonté de savoir (1976). Ciò che qui viene inteso per biopotere viene immediatamente messo in relazione con la sovranità. Nel diritto romano – vi ha dedicato uno studio decisivo Yan Thomas - il padre di famiglia, colui che esercita la patria potestas ha un immediato diritto di vita e di morte sui suoi figli e, con la stessa asimmetria che sarà possibile rinvenire molti secoli dopo nella definizione giuridica del moderno diritto di sovranità, in questa definizione della potestas è la morte, la possibilità di uccidere, ad avere la prevalenza. Lasciare in vita è la possibilità che si realizza quando non si uccida, ma è sulla possibilità di uccidere che viene costruito il rapporto giuridico che definisce lo status della potestas (Thomas, 1984: 510). Questo diritto di vita e di morte viene trascritto in forma «attenuata» – così Foucault – nel dispositivo classico della sovranità. Il sovrano non può disporre direttamente della vita dei sudditi, ma può «esporla» alla morte quando esercita il diritto di guerra (obbligando i sudditi a difendere lo Stato) oppure sanzionarla con la pena capitale, quando ci si sollevi contro di lui oppure si sfidino apertamente le sue leggi. Quello che in entrambi i casi viene esercitato da parte del sovrano – e cioè: tanto per quanto riguarda il diritto di guerra, quanto per quanto riguarda il diritto penale - è un diritto di autodifesa e di autoconservazione che corrisponde, lo si evince chiaramente in Hobbes, al trasferimento a suo favore del diritto che chiunque avrebbe in natura di difendere la propria vita perché egli possa difenderla a favore di tutti. 1 Edgard Morin usa regolarmente il termine in Francia negli anni ’60. André Birre fonda nel 1968 i «Cahiers de la biopolitique». L’Association internationale de science politique organizza nel 1975 a Parigi il Convegno «Biologie et politique» al quale prendono parte studiosi come Albert Somit e Thomas Thorson che nelle loro ricerche utilizzavano da tempo il termine «biopolitics». Cfr. Paltrinieri, 2010: 159. Per la storia dell’introduzione della categoria di biopolitica nella scienza politica del ‘900: Lemke, 2007.