1 Varietà di letteralismo e contestualismo François Recanati L’approccio più diffuso in filosofia del linguaggio è quello secondo cui possiamo legittimamente assegnare un contenuto vero-condizionale agli enunciati indipendentemente dall’atto linguistico che eseguiamo tramite l’uso di un enunciato. Questa posizione, che chiamerò letteralismo, si oppone a un altro approccio che trae ispirazione da alcune tesi sostenute dai filosofi del linguaggio ordinario circa mezzo secolo fa. Questo secondo approccio, che chiamerò contestualismo, sostiene che gli atti linguistici siano i portatori primari di contenuto: solo nel contesto di un atto linguistico un enunciato esprime un contenuto determinato. 1 Nel corso degli ultimi decenni sono state proposte diverse varietà di letteralismo e contestualismo. Ci sono versioni più o meno radicali sia di letteralismo, sia di contestualismo, e sono state avanzate anche alcune posizioni intermedie derivanti dalla combinazione di alcune tesi letteraliste e di altre contestualiste. In questo articolo, descriverò alcune versioni di letteralismo e contestualismo, e discuterò altresì un paio di posizioni intermedie. Il mio scopo è convincere il lettore che la disputa tra il letteralismo e il contestualismo non è stata ancora risolta. Nel primo paragrafo mi soffermerò sull’evoluzione storica del letteralismo. Tale evoluzione segna un indebolimento graduale della proposta letteralista. Pertanto, una domanda pertinente può essere la seguente: quanto ci si può spingere in questa direzione? Qual è la conclusione che raggiungiamo percorrendo questa strada sino in fondo? La risposta sarà: il contestualismo. Nel secondo paragrafo descriverò il percorso che, a partire da una critica della varietà più nota di letteralismo (il minimalismo), può condurre al contestualismo. Nei due paragrafi finali presenterò invece alcune varietà di contestualismo. 1 L’evoluzione del letteralismo Apparentemente, il fenomeno dell’indicalità si configura come un problema per il letteralismo – un problema che è stato evidenziato dai contestualisti. Gli enunciati indicali possiedono un contenuto determinato (valutabile in base alla sua verità) solo quando sono proferiti. Pertanto, non è ovvio che tali enunciati, in quanto entità grammaticali, esprimano un contenuto. Come sottolineato a più riprese dai filosofi del linguaggio ordinario, dobbiamo tracciare una distinzione tra l’enunciato e l’affermazione (statement) che facciamo tramite l’enunciato. Il contenuto è il contenuto dell’affermazione, e solo derivativamente quello dell’enunciato che è utilizzato per fare quell’affermazione. Tuttavia, è importante notare che mentre l’indicalità è una caratteristica degli enunciati della lingua naturale, i filosofi della tradizione letteralista non erano interessati, almeno inizialmente, allo studio delle lingue naturali. La loro attenzione era rivolta essenzialmente ai linguaggi artificiali della logica e, tramite essi, al linguaggio in generale. Le lingue naturali come l’italiano o il francese erano ritenute disorganiche e imperfette, e solo a partire dalla metà del ventesimo secolo assistiamo alla comparsa di nuovo approccio all’interno del paradigma letteralista tramite l’adozione di un atteggiamento descrittivo nei confronti della lingua naturale. 2 Prima di questo nuovo approccio, la sensibilità contestuale era derubricata come un’imperfezione della lingua naturale, al pari dell’ambiguità. Per questa ragione, il fatto che alcuni enunciati della lingua naturale presentino espressioni indicali ed esprimano un contenuto solo quando proferiti poteva essere deliberatamente ignorato. Chiameremo questa posizione (o meglio, questo atteggiamento) proto-letteralismo. Il passo successivo nell’evoluzione della tradizione letteralista è segnato dalla posizione che chiameremo eternalismo. A differenza dal proto-letteralismo, l’eternalismo assume una posizione 1 Come sottolineato da James Conant (1998), questa è un’estensione wittgensteiniana del principio del contesto di Frege. 2 Si vedano, ad esempio, Reichenbach (1947) e Bar-Hillel (1954).