Proceedings of the XVII - IPSAPA Interdisciplinary Scientific Conference. Volume IV. 91 RESILIENZA E QUALITÀ DELL’AMBIENTE COSTRUITO TRA VULNERABILITÀ E NUOVI VALORI. IL RUOLO DELLA PROGETTAZIONE TECNOLOGICA Resilience and Quality of the Built Environment between Vulnerabilities and New Values. The Role of Technological Planning Filippo Angelucci Michele Di Sivo “G. d'Annunzio” University of Chieti-Pescara, Dep. of Architecture, Italy Abstract. This paper intends to focus on the problem of integration between construction and planning of human habitat according to a symbiotic vision of co-evolutionary adaptation of inhabitants/users and their artifacts with the natural environment. An important contribution can arrive starting from the concept of resilience of a complex social-ecological system, defined as the adaptive ability of a system to absorb the stresses generated by internal/external factors reconfiguring itself through new dynamic balanced levels. The paradigm of resilience can help to overcome the polarity between building process and transformation project of the settlement system assuming a process/project integrated vision based on the technological design of relationships between the built environment and its bio- ecological components, organizational-procedural processes and technical artifacts. Keywords: Built Environment, Resilience, Integrated Living Quality, Vulnerability, Technological Planning, Intersystemic Approach, Project/Process Management. Introduzione: ritrovare l’armonia tra l’abitare e il costruire L’idea di territorio dall’illimitata capacità di carico e dall’inesauribile resistenza alle sollecitazioni insediative e produttive sembra essere definitivamente giunta a una sua prevedibile quanto critica fase conclusiva. Negli ultimi venti anni, la disponibilità di suoli agricoli produttivi e di spazi urbani non edificati è stata interpretata solo come un’opportunità per costruire nuove volumetrie edilizie che hanno poi richiesto nuove infrastrutture di urbanizzazione, a loro volta trasformate in vettori di successive fasi di antropizzazione. Questa modalità di intervento ha innescato un circolo insostenibile di consumo esponenziale di suolo e di espansione progressiva dei territori urbanizzati. La frammentarietà delle componenti ancora definibili ‘naturali’, l’uso intensivo delle risorse territoriali non rinnovabili e l’aggressiva edificazione diffusa, infatti, hanno condotto a una progressiva alterazione delle relazioni progettuali e costruttive tra l’uomo e il suo ambiente abitativo. La visione armonica, dinamica ed evolutiva dell’abitare la Natura, da parte dell’uomo, si è infranta. Con la recente crisi economico-finanziaria che si sta manifestando a livello globale e locale e che, forse, costituisce uno dei primi sintomi di una più generale crisi strutturale di valori, culture, politiche e pratiche insediativo- produttive, sembra infine completarsi uno scenario emergenziale diffuso che pervade ormai tutti gli aspetti dell’abitare. Uno scenario che a partire dall’uso irragionevole del capitale biologico-naturale e tecnico-artificiale e dalla scarsità