Il catalogo scientifico delle collezioni civiche gemonesi, curato da Franca Merluzzi 1 a distanza di un decennio e più dal volume edito in occasione dell’esposizione E ven- nero d’Austria e di Germania 2 , permette di ritornare a ragionare su alcuni dipinti, sopravvissuti al terremoto del 1976, di assoluto rilievo all’interno del patrimonio arti- stico regionale. La peculiarità storica di Gemona, importante tappa sull’antica strada per il Norico, è simboleggiata da due notevoli opere del primo Cinquecento già nella distrutta chie- sa della Beata Vergine delle Grazie: la pala con Sant’Anna Metterza e i santi Ruperto, Margherita Giuseppe e Gioacchino, del 1505, eseguita da un maestro di cultura germa- nica, che sicuramente merita, anche in virtù di una committenza documentata, un approfondimento stilistico maggiore rispetto a quello finora registrato 3 , e la Madonna con il Bambino con i santi Giuseppe ed Elisabetta d’Ungheria di Pellegrino da San Daniele, di cui su questa rivista Alessandro Quinzi ha individuato il puntuale raccor- do con una coeva incisione dureriana 4 . Dal medesimo santuario proviene la Madonna con il Bambino di Cima da Conegliano, firmata e datata 1496: un’opera che ha molto sofferto ed è stata larga- mente ridipinta, ma che rimane un fondamentale punto di riferimento, con il con- temporaneo dipinto di Vittore Carpaccio per la chiesa di San Pietro Martire di Udine, per la ricezione delle novità rinascimentali in Friuli 5 . Vicino a questi dipinti, tutti esposti a palazzo Elti a Gemona, purtroppo mancano i lacunari che decoravano il soffitto di San Giovanni Battista, capolavoro di Pomponio Amalteo, oggi scomposto e in modo incomprensibile diviso fra più sedi in attesa di una ricostruzione, ormai chimerica, dell’edificio sacro 6 . Il nucleo numericamente più cospicuo delle raccolte museali gemonesi è offerto dalla collezione Baldissera-Fantoni: opere possedute da Luigi Fantoni (1844-1903) detto «l’artist», decoratore attivo nel secondo Ottocento in Austria, consegnate dalla vedova all’abate Valentino Baldissera, in cambio di centodieci messe di suffragio per il marito, con lo scopo di formare una collezione cittadina 7 . L’origine del lascito spiega la preponderante maggioranza di dipinti di maestri austriaci e tedeschi, come le tre tele di Kremserschmidt o il rame con il Ritratto di Pio VI eseguito a Vienna nel 1782 da Anton Hickel 8 . È merito di Bruno Bushart, tra 1971 e 1984 9 , aver studiato soprattutto i numerosi 73 Enrico Lucchese UN BOZZETTO DI ANTONIO BELLUCCI NELLA COLLEZIONE BALDISSERA-FANTONI AL MUSEO CIVICO DI GEMONA DEL FRIULI AFAT.30 Lucchese.1_impa.01.lucchese.01 22/11/12 11:59 Pagina 73