Raffaele Ruggiero Etica e diritto nella Storia della Colonna infame * Fat Mancho: «The street is the only thing that matters. Court is for uptown people with suits, money, lawyers with three names. If you got cash you can buy court justice. But on the street, justice has no price. She’s blind where the judge sits but she’s not blind out here. Out here the bitch got eyes» (dalla sceneggiatura di Sleepers, 1996, Barry Levinson). Nel 2002 Carla Riccardi ha pubblicato per l’Edizione nazionale ed europea delle opere di Manzoni il testo critico della Storia della Co- lonna infame 1 . Le principali innovazioni prodotte dall’accurata in- dagine dei testimoni esperita dalla studiosa sono le seguenti: 1. aver individuato due distinte fasi nella prima redazione au- tografa. Tale ‘prima’ Colonna è nota con il titolo d’autore Appen- 351 8 È la lettera datata Recanati 13 agosto 1819: documento in certo senso ecce- zionale, che testimonia di un giudizio meditato, passato al vaglio di un freddo e di- rei conclusivo bilancio. 9 «Cara Pilla. Il ritratto è bruttissimo: nondimeno fatelo girare costì, acciocché i Recanatesi vedano cogli occhi del corpo (che sono i soli che hanno) che il gobbo de Leopardi è contato per qualche cosa nel mondo, dove Recanati non è conosciu- to pur di nome»: è l’incipit della lettera a Paolina, datata Firenze 18 maggio 1830, una lettera che sembra inaugurare nel rapporto con la sorella una più asciutta e so- lenne (ma non meno tenera) forma di comunicazione. A Paolina, come agli altri più importanti corrispondenti degli ultimi anni (Antonietta Tommasini, Adelaide Mae- stri, Pietro Colletta, Gian Pietro Vieusseux, e anche – in qualche modo – la «bel- la» Fanny Targioni Tozzetti), Leopardi comincia, proprio a partire dal 1830, a tra- smettere messaggi di tono quasi testamentario, in cui il vincolo mai sminuito dell’affetto e della compassione reciproca è richiamato più nella sua forza di patto che nella sua ormai impossibile apertura verso il futuro. 10 L’operazione editoriale dei «Meridiani» Mondadori sembra complessiva- mente puntare su una riproposizione in chiave biografico-romanzesca dell’epi- stolario leopardiano, e la cura di R. Damiani, non priva di meriti (sul piano della documentazione come del commento in appendice, che non rinuncia alla funzione di servizio anche in termini di parafrasi), la nutre e la asseconda con garbo e intel- ligenza. Tuttavia tale operazione a me pare discutibile, se solo si voglia tener conto della effettiva storia del testo (la raccolta epistolare appunto), e che essa oltretutto finisca per saturare la complessità dell’esperienza leopardiana con una interseca- zione di referenze letterarie non sempre pertinenti. Ciò non toglie che il saggio in- troduttivo, significativamente intitolato Vita abbozzata di un uomo solo, si offra al lettore non specialista come un vivace introibo alla libera fruizione del libro. * Il presente lavoro è nato a margine di un corso di Letteratura italiana sulla Co- lonna infame e sull’Adelchi, svolto nell’a.a. 2004-2005 da Raffaele Cavalluzzi presso la Facoltà di Lingue e letterature straniere dell’Università di Bari. Ai colloqui con lui e al suo volume dedicato alla Colonna infame (Tra etica e storia. La Storia della co- lonna infame di Alessandro Manzoni, Edizioni B.A. Graphis, Bari 2004) debbo il pri- mo impulso a questa ricerca. A Giovanna Scianatico debbo il quadro sull’entourage culturale di Pietro e Alessandro Verri, nonché numerose indicazioni relative allo svi- luppo dei rapporti che hanno pesato sulla loro vicenda umana e letteraria ricavabili dal suo L’ultimo Verri. Dall’Antico Regime alla Rivoluzione, Liguori, Napoli 1990. Primo lettore generosamente critico di queste pagine è stato Mario Bretone: lo rin- grazio per il tempo che ha voluto dedicarmi e per i molti, preziosi suggerimenti.