Sono molti i ricorsi storici che costituiscono la necessaria premessa a questo contributo che ha come tema il bambù (bamboo, ovvero la poaceae bambuseae) e l’approccio learning by doing al suo utilizzo. Il primo ricorso storico è la celebrazione della didattica del professor Gianni Scudo, tra i primi docenti al Politecnico di Milano a riconoscere l’opportunità di un’evoluzione del sistema delle costruzioni improntata all’ecologia. Il professor Scudo, già professore Ordinario, è stato uno dei pionieri, insieme al suo gruppo di collaboratori, dell’approccio learning by doing. Nel suo Laboratorio di Costruzione, presso la Scuola di Architettura del Politecnico di Milano, il Gruppo di ricerca del professore ha sperimentato negli anni molti materiali: dalla terra cruda alla carta e gli scarti più impensabili, passando – appunto – per il bambù. Proprio in questo milieu, grazie alla fondamentale collaborazione dell’associazione EMISSIONIZERO col gruppo di ricerca del Politecnico, nasce nel 2002 la possibilità di costruire, attraverso un’esperienza formativa di learning by doing per studenti e professionisti, il primo ediicio permanente ad uso pubblico, in Europa, costruito interamente in bambù: il Padiglione di Vergiate. Vergiate è un piccolo Comune della Provincia di Varese che nel giugno del 2002, oltre a mettere a disposizione un’area verde del suo territorio, in località Bosco di Capra, tradizionalmente usata per feste all’aperto e sagre, sottoscrive una convenzione con l’associazione EMISSIONIZERO, coadiuvata negli aspetti formativi e di sicurezza dal Gruppo del professor Scudo del Politecnico di Milano, per l’attivazione di una sorta di cantiere scuola inalizzato alla costruzione di un padiglione con struttura portante L’esperienza di costruzione del padiglione Emissioni Zero a Vergiate Paolo Carli interamente fatto di bambù, da consegnare alla comunità vergiatese entro il giugno 2003 (Fig. 1). Il secondo ricorso storico è dovuto al fatto che l’idea progettuale del Padiglione di Vergiate prese ispirazione da uno schizzo dell’architetto colombiano Simon Velez, il progettista del Padiglione ZERI (Fondazione di Gunther Paoli, Zero Emission Research and Initiatives) dell’EXPO di Hannover del 2000, anch’esso costruito interamente in bambù. Oggi, a distanza di 15 anni, c’è un’altra EXPO, senza un Padiglione Z.E.R.I. ma con il Padiglione Zero, costruito interamente in legno; e il bambù, almeno a giudicare dai padiglioni realizzati, non sembra avere fatto grossi passi avanti nella sua difusione europea come materiale da costruzione. Eppure è un materiale che si presta a un’ininità di utilizzi: da quello costruttivo a quello alimentare all’uso con ibra tessile e cresce spontaneamente su una supericie di più di 13 milioni di ettari divisa tra Asia, America Latina e Africa. È probabilmente questo il grosso problema rispetto alla difusione del bambù. In Europa, e men che meno in Italia, non si è sviluppata una iliera del bambù che andasse oltre la coltivazione per scopi ornamentali. Vuoi Fig. 1- Figura padiglione Vergiate