G. Della Torre Marcello de Cecco e la storia della Cassa Depositi e Prestiti: “mano destra (e sinistra) del Signore” Prologo: la “storia” della Cdp dalla fondazione nel Regno di Sardegna al 1990 Marcello de Cecco, con Gianni Toniolo, è stato curatore di due volumi sulla storia della Cassa Depositi e Prestiti. Il primo riguardava la storia dell’Istituto dalla fondazione nel Regno di Sardegna nel 1850 (dopo un decennio di sperimentazione) sino alla fine del ‘900, pubblicato nell’anno 2000 in occasione del 150° della fondazione, con un’introduzione dei due curatori, la presentazione di Maria Teresa Salvemini (direttore generale della Cdp a quella data), e i saggi di Pierfrancesco Asso, Stefano Battilossi, Leandro Conte e del sottoscritto. Il secondo volume trattava del “nuovo corso” della Cdp dopo la riforma del 2003, pubblicato nel 2013 nel decennale della privatizzazione dell’Istituto, con una presentazione di Franco Bassanini e Giovanni Gorno Tempini (rispettivamente, presidente e dg della Cassa), un’introduzione dei curatori, una memoria di M.T. Salvemini, e i saggi di S. Battilossi e del sottoscritto. In questo ricordo, centro le mie considerazioni sul primo volume, per l’orizzonte temporale molto più ampio del secondo. La Cdp è con la storia del Crediop (redatta con P.F. Asso), degli “Istituti Beneduce” (con Fabrizio Barca) e la partecipazione alla monumentale storia della Banca d’Italia è un esempio dell’interesse di M. per il ruolo delle “istituzioni pubbliche” nella gestione dell’economia e della finanza. Tra i lavori più generali di M. su questo tema rinvio al saggio scritto con Antonio Pedone su “Le istituzioni dell’economia”, nel volume curato da Raffaele Romanelli sulla Storia dello Stato italiano dall’Unità ad oggi [2001]. In questo saggio la Cdp costituisce una esemplificazione dello “Stato investitore nell’ambito del modello interventista”. Alcune note sulla redazione della storia della Cdp Proprio per la sua conoscenza approfondita della Cdp (che risaliva alle “Note sugli sviluppi della struttura finanziaria nel [secondo] dopoguerra” [1968], un “classico” nella storia della finanza italiana), mi stupì che le indicazioni bibliografiche che mi consigliò per la stesura della mia parte del volume del [2000] fossero centrate sui lavori di Paolo Clementini [1891] e di Salvatore Medolaghi [1898, 1911], corposi nelle dimensioni e nelle riflessioni, ma certo molto datati. In effetti, dopo le “storie” redatte da Clementini e Medolaghi, si ebbero solo lavori parziali negli aspetti indagati e nell’ampiezza temporale: ad es., di Giacinto Eredia per la Cdp negli anni ’30; di Antonio Confalonieri sul debito pubblico tra le due guerre; e