1 Lo spazio caraibico: conflitti, schiavitù, avventura PAOLA IRENE GALLI MASTRODONATO Nell'appropriazione dello spazio caraibico da parte della scrittura, giocano diversi fattori, alcuni apparentemente ovvii, altri meno scontati. Parlare di post- coloniale e post-moderno sembrerebbe ormai cosa dovuta riferendosi soprattutto a Jean Rhys, ma anche alla giovane scrittrice haitiana/americana Edwidge Danticat; più eterodosso, sicuramente, includere nel solco critico di queste categorie epistemiche il "padre degli eroi" (ma, aggiungerei, delle eroine!) Emilio Salgari. Eppure, il gioco vale forse la candela! Se, per il breve spazio di questo mio intervento, proviamo a ripercorrere insieme alcune fasi del costituirsi di questo territorio di scrittura, le mie affermazioni parranno forse non così avventate. Secondo una prima cronologia di apparizione dei testi che prenderò in esame, si procede dal 1898 e 1901 del Corsaro Nero e de La Regina dei Caraibi, al 1966 di Wide Sargasso Sea e al 1998 di The Farming of Bones. Per quanto riguarda la collocazione temporale dei diversi racconti, si va dalla guerra di corsa dei pirati della Tortue di fine Seicento contro la Spagna nei romanzi di Salgari, all' Emancipation Act di metà Ottocento con cui si abolisce la schiavitù nelle colonie inglesi delle Antille nel romanzo della Rhys, al massacro nel 1937 dei lavoratori haitiani immigrati nella Repubblica Dominicana da parte dei militari del dittatore Trujillo nel romanzo della Danticat. Strutturalmente, il discorso romanzesco è articolato fra il modulo avventuroso alla terza persona di Salgari e i due monologhi alla prima persona impiegati sia da Rhys che da Danticat per dare voce alle protagoniste Antoinette Cosway e Amabelle Désir. Spagna, Francia (la Haiti frutto della rivolta degli schiavi neri di Saint Domingue) e Inghilterra: lo spazio del conflitto è chiaramente iscritto nei nostri testi così come il nucleo significante essenzialmente femminile che di quel conflitto vuole essere il punto di rottura. Dapprima la Conquista intacca come una pestilenza il mito del selvaggio Eden precolombiano: Yara, l'india presa a bordo dal Corsaro Nero, racconta dal suo punto di vista la sua storia di colonizzata: I nostri padri non avevano ancora conosciuti gli uomini bianchi giunti dai lontani paesi d'oltremare, a bordo delle loro case galleggianti. Il vento del nord aveva solamente portato, fino alle selve del Darien, l'eco lontana di stragi tremende, commesse dagli uomini bianchi nel paese degli Aztechi, ma nessuno dei miei antenati aveva mirato in viso quegli esseri straordinarii. […] La mia tribù era numerosa come le foglie degli alberi d'una intera foresta e viveva felice in mezzo ai grandi boschi che costeggiavano l'ampio Golfo del Darien. La pesca, la caccia e le frutta delle selve bastavano a tutti e la guerra era quasi sconosciuta, perché l'uomo bianco non era ancora comparso. Mio padre era il cacico della tribù ed era amato e stimato ed i miei quattro fratelli non lo erano meno. Un triste giorno quella felicità che durava da secoli fu bruscamente spezzata e per sempre. Era comparso l'uomo bianco. 1 1 E. SALGARI, La Regina dei Caraibi, Roma, Newton & Compton, 1996, p. 104.